Israele,dove storia e spiritualità si incontrano.

Sarò sincera:Israele non era nella top list dei viaggi che avrei voluto fare. Non per altro, sono un’amante dei Paesi del Nord e dei boschi e l’idea del caldo e del deserto israeliano non mi faceva impazzire,ma la mia metà desiderava andarci e dopo il freddo del nord Europa era giusto seguire il suo di sogno. Be, che dire, Israele mi ha sorpresa così tanto che alla fine di viaggi ne abbiamo fatti ben 2 e ne faremo ancora un terzo per completare il nostro giro!

Entrambi i nostri viaggi in Israele sono stati incentrati soprattutto sulla ricerca di luoghi sacri e storici seguendo una sorta di cammino biblico che non poteva non avere come tappa principale Gerusalemme. Una Gerusalemme che nonostante 2 viaggi resta ancora una città da esplorare.

Mai come in questo viaggio abbiamo utilizzato i mezzi più disparati:sherut,taxi,bus e treno. Lo sherut resta il mezzo più comodo per raggiungere sia Gerusalemme che Haifa arrivando all’aeroporto di Tel Aviv Ben Gurion. Si tratta di un minivan di 8-10 posti che per cifre modiche ti porta alla destinazione indicata, che si tratti di albergo,appartamento etc. Se avete fretta non è il mezzo che fa per voi in quanto lo sherut parte solo una volta che si è riempito e soprattutto percorre un tragitto di durata variabile a seconda delle fermate che deve fare. Può sembrare una scelta bizzarra ma è parte della cultura locale e se non avete fretta allora accomodatevi tranquilli, la vostra avventura in Israele passa anche di qui.

Dall’aeroporto di Tel Aviv si può arrivare comodamente ad Haifa in treno in 1.30 h ma arriviamo in Israele che lo Shabbat non è ancora finito e l’unico mezzo per raggiungere Haifa è lo sherut. L’abbiamo già preso nel nostro primo viaggio e affrontiamo il caldo di settembre in un interminabile viaggio in minivan: ahimè il nostro albergo è l’ultima fermata.

Lo Shabbat. Al nostro secondo viaggio non ci siamo fatti trovare impreparati. Dovete sapere che la prima volta che siamo stati in Israele non avevamo compreso appieno che davvero durante lo Shabbat, ovvero dal tramonto del venerdì fino alla sera del sabato, tutto si ferma. Sapevamo ovviamente che avremmo trovato i siti storici chiusi a meno che non fossero nella zona araba, ma non sapevamo per esempio che avremmo avuto difficoltà per trovare un ristorante dove mangiare. Pertanto qualsiasi siano i vostri programmi ricordate che dopo il tramonto del venerdì non troverete mezzi pubblici (che siano gli autobus della Egged oppure i treni), a parte i taxi guidati dagli arabi, e che quasi tutti gli esercizi commerciali sono chiusi ad eccezione di quelli nelle zone non ebree. In alcuni quartieri ultra-ortodossi di Gerusalemme le strade vengono chiuse alla circolazione e,come abbiamo modo di vedere passando in taxi, anche presidiate dalla polizia.

Ad Haifa soggiorniamo in un moderno hotel, il Golden Crown Haifa, che si trova in quella che viene chiamata la Colonia Tedesca, un insediamento di templari protestanti formatosi verso la fine del 1800. Si tratta probabilmente della zona più caratteristica di Haifa con le sue casette di mattoncini ed i tetti rossi. La Ben Gurion Avenue che la attraversa conduce fino ai giardini pensili di Baha’i che si estendono sul Monte Carmelo. Diciannove terrazzamenti di verde lussureggiante che portano fino al mausoleo del profeta Bab. Percorriamo il lungo viale fino ai piedi dei giardini ma non saliamo lungo i terrazzamenti:l’aria di Haifa nonostante sia metà settembre è davvero soffocante. La Ben Gurion Avenue che di giorno è abbastanza tranquilla, di sera cambia completamente immagine. Lucine colorate attorno agli ulivi e alle palme  donano un’atmosfera romantica e musica mediorientale riecheggia in ogni angolo mentre centinaia di ragazzi fumano narghilè seduti su cuscini di velluto. Trascorriamo piacevoli serate nei diversi locali e respiriamo il mix di culture che rende Haifa una piccola isola di armoniosa convivenza arabo israeliana. Alle nostre spalle sul Monte Carmelo si inerpicano eleganti ville. Ne abbiamo un assaggio durante il nostro viaggio con lo sherut che ci porta ad Haifa. La vista sulla baia è mozzafiato. Haifa è una città, come in fondo tutta Israele,di contrasti. Ville signorili in alto e quartieri popolari nella sua parte bassa e nella zona del porto.

Haifa è la nostra base di partenza per visitare alcune delle località dell’itinerario che abbiamo programmato.

Durante il nostro primo viaggio abbiamo fatto virtù delle contrattazioni con i tassisti e così per raggiungere il sito di Caesarea che,ahimè, non ha un servizio diretto di bus o di treno riusciamo ad accordarci ad un buon prezzo con un tassista per portarci a destinazione. Diversamente potete arrivare con un bus Egged linee 947/784/921 da Hof Ha Karmel fino ad Or Akiva Interchange e di lì in taxi oppure a piedi per 2 km.

Il Parco Nazionale di Caesarea è un incredibile sito storico a cielo aperto. Entriamo dall’ingresso a nordest e qui incontriamo la Porta dei Crociati,che insieme alle mura è un valido esempio di tattiche di difesa portate dai crociati in Terra Santa,e poco dopo camminando per il sito arriviamo al Nymphaeum. 

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L’intero sito è un tuffo nel passato. Ci sono scavi ancora in corso coperti da teli. Ci avviciniamo il più possibile e per un attimo immaginiamo il prof. Indiana Jones venirci incontro.

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Del porto solo una piccola parte dei moli è ancora visibile,la maggior parte dell’immensa costruzione è ormai sotto il livello del mare. Fa una strana impressione vedere i pochi resti fare capolino dal mare. Siamo abituati a vedere scogli in acqua e non rovine di centinaia e centinaia di anni. Quasi tutta la zona è occupata da bar e ristoranti e questo, sebbene dia al visitatore la possibilità di riposarsi godendo di un incredibile e inconsueto panorama, ahimè sminuisce la portata della storia che si respira.

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Ci fermiamo a vedere il Caesarea Experience, un documentario che spiega la storia di Caesarea attraverso i secoli. Alla biglietteria troviamo due simpatiche signore israeliane che ci chiedono da dove veniamo. Al mio rispondere “Puglia and Sardegna” mi dicono con entusiasmo che sono state in vacanza in Valle d’Itria solo pochi mesi prima. Chiacchieriamo allegramente in attesa che cominci la proiezione. Ci fa piacere perché finora abbiamo incontrato  israeliani abbastanza chiusi.

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Proseguiamo la nostra visita andando verso l’ippodromo. Il Parco è davvero grande. Dall’alto degli spalti, solo in parte conservatisi,l’impatto con l’ippodromo, una struttura a forma di U,  è di grande intensità. Nella nostra mente la lunga pista prende vita e rieccheggiano le urla degli spettatori durante le corse con le bighe. In ogni suo angolo il Caesarea National Park ti fa sentire catapultato nella storia!Nella zona sud ammiriamo a bocca aperta il maestoso teatro romano che ancora oggi ospita eventi nazionali e internazionali. La forma semi-circolare ricorda il modello classico dei teatri romani. E’ incredibile vedere come si sia conservato.

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L’unica nota dolente di questo sito e che ci sorprende è la vista sulle ciminiere lungo la costa. Pare davvero assurdo che abbiano potuto edificare un complesso industriale nei pressi di un sito archeologico di così tanta bellezza! Lasciamo il sito con la sensazione di aver vissuto profondamente la storia di un luogo che ha visto incrociarsi popoli e culture. Prima di lasciare Caesarea ci rinfreschiamo con l’immancabile succo di melograno. I chioschi qui in Israele sono uno spettacolo per la vista con il rosso sgargiante dei melograni e le montagne di frutta perfettamente disposta.

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Il nostro itinerario storico spirituale continua il giorno dopo alla scoperta di Tiberias. Prendiamo il bus 430 della Egged partendo dal terminal Merkazit Hamifratz. Ci sono corse regolari ogni 20-30 minuti e in un’ora di bus raggiungiamo la città. Ci dirigiamo subito verso il Mar di Galilea, come viene chiamato il lago Tiberiade. Il paesaggio è abbastanza desolante, tutto sembra quasi in stato di abbandono e c’è spazzatura ovunque. Non ce l’aspettavamo. Ci dirigiamo verso l’ufficio turistico. Ci spiegano che Tiberias è una delle mete estive più gettonate ma ora è finita la stagione (è solo metà settembre! :O). Delusi ci incamminiamo verso la promenade. Ragazzi annoiati cercano di noleggiarci dei piccoli battelli. Scendiamo lungo la spiaggia e, così come sulle sponde del lago, c’è immondizia ovunque. Non so ma non riusciamo a sentire davvero alcuna emozione o motivo di riflessione. Ritorniamo al nostro bus con l’amaro in bocca. Credo di non essere mai stata in un posto che mi abbia delusa così tanto e che mi abbia fatto venire la voglia di abbandonarlo quanto prima. In definitiva, a meno che non siate amanti del divertimento tipico delle città rivierasche e non sia estate, rimarrete probabilmente delusi da Tiberias come lo siamo stati noi.

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Il nostro morale torna decisamente su il giorno dopo con il nostro viaggio ad Akko. Da Haifa sono appena 30 minuti di treno partendo dalla stazione HaShmona poco lontana dal porto. Akko è il caos ma quel caos bello che rende la città viva. Akko è colori, rumore, profumi di spezie nell’aria. Uno dei motivi per cui siamo ad Akko è la cittadella fortificata degli Ospitalieri, probabilmente il sito più famoso nonché anche quello più esteso della città. E’ l’occidente che incontra l’oriente negli stili che si fondono,le rovine crociate e le tracce ottomane.  Sì perché la cittadella è incontro di culture:una fortificazione ottomana del 18° secolo costruita sui resti di una precedente fortezza crociata edificata tra il 12° e il 13° secolo dagli Ospitalieri, un ordine monacale militare che si occupava di malati e pellegrini in Terra Santa. Oggi della fortezza crociata si sono conservati la parte sotterranea ed  il piano terra e alcune parti del secondo piano, mentre quella ottomana è giunta fino a noi integra.

Akko

Nella parte superiore della Cittadella di Akko, quella costruita sulle rovine della fortezza crociata finiamo quasi per caso. Devo ammetterlo: finiamo sempre per non seguire le mappe o i percorsi indicati ed è così anche questa volta. Ci avviciniamo per entrare e, trattandosi di un edificio governativo (ma questo lo apprendiamo solo dopo), dobbiamo essere perquisiti. Ma nulla di che. Purtroppo non c’è altro che una scarna brochure a descrivere la struttura. Approfondiamo la sua storia solo durante il nostro giro quando incontriamo una scolaresca israeliana e una delle insegnanti ci spiega l’importanza del luogo che, devo dire, è davvero deserto. Si tratta dell’Underground Prisoners Museum. Una prigione utilizzata dagli inglesi per imprigionare ed uccidere i membri di Haganah, Etzel e Lehi, organizzazioni paramilitari ebraiche in Palestina durante il mandato britannico. Si tratta quindi di una parte importante della storia della nascita di Israele.

The Underground Prisoners Museum

La parte sotterranea,venuta alla luce solo pochi anni fa, è invece spoglia ma i grandi pilastri sormontanti dalle volte di mattoni, gli spazi enormi, la luce che di tanto in tanto riesce a fare capolino hanno un fascino irresistibile. E’ un sito ben ristrutturato con proiezioni sulle pareti di cavalieri, scene di vita nel Medioevo e persino della battaglia di Akko e la successiva caduta della città. Ci sono teche con ceramiche di epoca medievale e musulmana, cannoni, palle di pietra utilizzate per bombardare Akko e nella cripta lapidi delle tombe dei crociati. Sebbene non abbia la bellezza della fortezza la parte che però mi colpisce di più è il Tunnel dei Templari utilizzato come via di fuga durante le sanguinose battaglie. Percorriamo il  passaggio di 350 metri  e dalla fortezza ci troviamo al porto. Le viscere della terra hanno visto nel corso dei millenni probabilmente le guerre più sanguinose. Quanta gente è fuggita per quel passaggio?

Usciti dal tunnel siamo quasi a ridosso del molo ed è impossibile non percepire l’anima araba di questa città. È tutto un vociare e un brulicare di gente. Si respira un’atmosfera viva, colorata, con le case popolari, il bucato appeso,le numerose antenne tv. Ci sono bancarelle di frutta e verdura per strada e piccoli locali ovunque con tavolini a ridosso del mare. Davanti al molo le fondamenta sommerse della vecchia fortezza crociata.

Siamo nella zona sud occidentale. Sullo sfondo di un cielo color azzurro intenso, si erge il faro,bianco e nero. Si ritiene sia stato costruito su quella che in epoca ottomana era la torre Burj El Sanjak. Non vi si può accedere ma c’è una scalinata di pietra che permette l’accesso al mare. Davvero un peccato come questa zona versi in un totale stato di abbandono. Sotto gli archi difatti ci sono cumuli di immondizia e baracchini che ostruiscono la vista.

Proseguiamo lungo le mura di quella che è la zona del porto pisano e incontriamo la bianca Chiesa di San Giovanni con il suo campanile rosso. È incredibile vedere come si siano conservate le mura fortificate che abbracciano quasi tutta la città. Ragazzi arabi si buttano in acqua dalle feritoie mentre motoscafi carichi di turisti sfrecciano velocemente in mare.

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Ci fermiamo a pranzare al Doniana, un ristorante con una splendida vista sulle rovine di una torre parte del vecchio ingresso al porto di Akko. Al tempo degli arabi e dei crociati questa torre era usata come ponte di passaggio all’ingresso del porto interno. Oggi queste rovine vengono utilizzate dai ragazzi come trampolino per tuffi nel tratto di mare antistante.

Percorriamo i vicoli di Akko intrisi di profumi speziati, colori, bancarelle con mercanzie varie, parole in arabo. Uomini a cavallo spuntano ovunque e bisogna davvero fare attenzione per non rischiare di essere travolti. È tutto caotico ma al tempo stesso pittoresco. Carretti agli angoli delle strade vendono succo di melograno, mentre la musica araba risuona ovunque. Calessi colorati di ferro da 7-8 persone trainati da magri e stanchi cavalli attraversano il mercato alla ricerca di turisti. Alcuni di loro sono carichi di bimbi allegri. Ci sorprendiamo di come quei cavalli riescano ancora a stare in piedi. Arriviamo alla marina dove barche colorate caricano i turisti per un giro della baia.

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Potremmo continuare a girare per ore  ad Akko e scoprire ad ogni angolo un pezzo di storia – e credetemi in questa città ce n’è davvero tanta- ma dobbiamo fare ritorno ad Haifa. Ci portiamo con noi il ricordo di una città pazzesca intrisa di storia, caos e disordine creativo :), di uomini a cavallo, del vociare dei mercanti, dei profumi e dei colori dello zafferano,della curcuma e del cardamomo.

E’ tempo per noi di lasciare Haifa e di spostarci a Gerusalemme. Il tragitto in bus prevede più cambi pertanto decidiamo di prendere il treno da HaShmona che è a pochi minuti dal nostro albergo fino all’aeroporto Ben Gurion e di lì uno sherut fino a Gerusalemme.

Forse vi siete accorti che nel mio racconto sto tralasciando Tel Aviv. Ebbene sì, abbiamo deciso di sacrificare la visita di questa città per concentrarci meglio su Gerusalemme. Siamo al secondo viaggio in Israele ma la Città Santa continua a riservarci sorprese. Ma vi parlerò di Gerusalemme in un capitolo a parte.

Non possiamo tuttavia saltare Jaffa,forse il più antico porto del mondo, approdo dei crociati in Terra Santa. La piccola cittadina ormai è stata inglobata da Tel Aviv tanto da poter essere raggiunta persino a piedi in 2-3 km di camminata. Effettivamente il beachline di Tel Aviv,la città che non dorme mai, si staglia all’orizzonte.

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Dalla Jerusalem Central Bus Station prendiamo la linea 405 della Egged che in circa 50 minuti ci porta alla stazione di Tel Aviv. Di lì sotto un sole che non dà tregua camminiamo verso l’antica città di Jaffa. Non ci sono indicazioni ma chiediamo in giro e dopo una camminata di circa 45 minuti vediamo finalmente l’antica torre dell’orologio. Siamo finalmente nel cuore della città.

Storditi dalla lunga camminata sotto il sole ci fermiamo in uno dei tanti negozi di souvenir a prendere dei cappelli di paglia. Di qui in poi è pieno di negozi che vendono di tutto. Ceramiche con le immagini dei luoghi sacri o dei simboli delle diverse religioni, spezie, scatole in legno con scritte mediorientali,scialli e kefiah di ogni tipo. I prezzi sembrano più abbordabili di quelli a Gerusalemme. La contrattazione è diventata un aspetto quotidiano del viaggio. A volte qualcuno ci offre un prezzo più basso solo in virtù dell’essere italiani. Non ci crediamo ma tutto sommato sono tutti amichevoli e si ricambiano i sorrisi. Ci perdiamo per un po’ nel mercatino delle pulci, ma abbiamo voglia di visitare la città con il suo dedalo di viuzze dagli edifici giallo ocra, le costruzioni in pietra e i cortili nascosti  in un mix architettonico che riflette le diverse anime religiose. Le stradine nascondono gioielli nascosti: piccole boutique, botteghe di monili e negozi di design. E’ proprio vagando senza meta tra le stradine che finiamo nella galleria Adina Plastelina, un negozio di monili fatti a mano, dove la proprietaria ci conduce in quella che è la stanza misteriosa,un piccolo museo privato. Durante i lavori di ristrutturazione sotto il pavimento è venuta alla luce una struttura calcarea utilizzata in antichità come magazzino o forse come luogo di culto in cui sono stati rinvenuti antichi artefatti e monete e che ora la proprietaria custodisce dietro teche di vetro nel suo singolare museo.

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Arriviamo nella zona del vecchio porto, non è banale dire che qui si è fatta la storia. Qui sono approdati i bizantini,i crociati,gli ottomani, persino Napoleone come ci ricorda una simpatica statuetta pubblicitaria. La promenade di fronte al porto è davvero caratteristica con i suoi edifici di mattoncini di pietra giallo chiaro e i balconi chiusi in forma di cassa, tipici dell’architettura araba. E’ tutto così diverso da quello che abbiamo visto ad Akko. L’area è curata, gli edifici perfettamente restaurati. Proseguendo lungo il porto ci appare un faro davvero inusuale visto che gli si accede salendo degli scalini che si inerpicano tra le casette.

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Nei pressi del porto non è difficile notare il minareto della Moschea Al-Bahr (la Moschea sul mare) la più antica di Jaffa, anch’essa costruita con i mattoncini che caratterizzano l’intera città. Non capita molto spesso di vedere una moschea in riva al mare. Sembra chiusa ma in passato si narra fosse frequentata dai pescatori locali e da quelli musulmani di passaggio da questo animato porto e che le mogli dei pescatori vi andassero a pregare affinché i mariti tornassero sani e salvi.

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Tra gli edifici più caratteristici c’è la Chiesa di San Pietro che domina la piazza principale. Questa come molti altri luoghi sacri in Israele appartiene al Custode Francescano della Terra Santa. Cerchiamo il ponte dei desideri ma ahimè è chiuso per ristrutturazione. Secondo una antica leggenda chiunque vi passi tenendo il proprio segno zodiacale tra le mani e guardando verso il mare vedrà il suo sogno realizzato. Noi intanto desideravamo visitare Jaffa e finalmente ci siamo riusciti e di ciò siamo contenti. Costeggiamo il porto con le piccole barche e i pescherecci e giungiamo fino alla zona degli hangar che ora ospita locali alla moda. Ci prendiamo una pausa rinfrescandoci con una limonana, una bevanda a base di limone e menta assai diffusa in Medio Oriente.

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Stanchi ma felici lasciamo Giaffa per fare ritorno a Gerusalemme. Questa volta ci risparmiamo la camminata fino in stazione prendendo un bus.

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Penso a cosa porto con me di questo viaggio che a casa nessuno aveva compreso.Cosa vai a fare in Israele mi avevano chiesto. Un viaggio che io stessa inizialmente non avevo accolto con entusiasmo. Per prima cosa ho imparato che alcuni luoghi devono essere vissuti prima di metterli nella lista dei posti in cui non metteremo mai piede. Che a volte  mi fa bene spogliarmi della mia attitudine all’ordine e alla precisione per lasciarmi andare al caos ed al rumore. Che quella sensazione di stordimento e disorientamento che si prova in un mondo diverso dal proprio è un bello scossone ed aiuta a risvegliarsi dal torpore quotidiano. Che a volte fa bene anche a me abbandonare il monocromo della mia anima e abbracciare i colori. Avete presente quando vi stringono per le mani e vi fanno girare intorno velocemente e sentite la felicità dentro anche se gira tutto e siete frastornati? Così vi lascia Israele.

Dove Mangiare

Haifa
Dream Nemo, un ristorante di pesce carino e accogliente sulla Ben Gurion Avenue

Caesarea National Park
Crusaders Restaurant, all’interno del sito. Un buon menù a 99 NIS

Akko

Doniana, un ottimo ristorante con una grande varietà di pesce locale. Vista sulle rovine

Dove alloggiare

Haifa

Golden Crown Haifa, hotel moderno e pulito con ascensore panoramico. Colazione eccellente. Gli ospiti godono del 15% di sconto in ristoranti selezionati

 

 

14 Risposte a “Israele,dove storia e spiritualità si incontrano.”

  1. Bellissimo articolo, pieno di spunti interessanti! Non abbiamo ancora avuto occasione di viaggiare in Medio Oriente, ma con questo articolo la nostra voglia è sempre di più! Dovremo ricordarci dello Shabbat e della Chiesa di San Pietro…i desideri da far realizzare sono sempre così tanti che un aiutino non guasta!

    1. Trovarsi in mezzo allo Shabbat impreparati è terribile! Se sei nella zona sbagliata rischi persino di morire di fame o di farti spellare nel primo (ovviamente costosissimo) ristorante che finalmente trovi aperto. Al secondo viaggio però eravamo preparatissimi e non abbiamo avuto problemi 😆

      1. Mi studierò dettagliatamente il tuo articolo prima di partire!! Immagino che trovarsi in mezzo allo Shabbat impreparati non sia per niente piacevole!!! Con la fame non si apprezza tutto il resto!

        1. Lo Shabbat è particolarmente problematico a Gerusalemme più che nelle altre città.Al secondo viaggio avevamo già la lista dei ristoranti aperti durante lo Shabbat e ci è andato tutto bene.Poi di solito per quei giorni si organizzano escursioni fuori Gerusalemme muovendosi con i mezzi arabi.Ma sto scrivendo un capitolo su Gerusalemme su questo.

          1. Bene… allora lo aspettiamo con impazienza! 😀

  2. E così ecco che monta la curiosità su questa terra speciale anche per una Nord Addicted come me. Avevo già letto il tuo reportage qualche giorno fa tuttavia oggi cade a pennello perché la voglia di calore (e di limonata soprattutto) è a mille col termometro sotto zero 😛 I cavalli sfruttati no però 🙁 poveri!
    Mi ricorda tantissimo Malta, le architetture arabe con i colori splendidi della pietra gialla si sposano daddio con il blu di cielo e mare *_* Posso sentire il profumo di Medio Oriente sai?
    PS: ma che bella che sei in quello scatto! 😉

    1. Grazie mille per i complimenti!☺️☺️
      Non so se ricordi ma commentando un tuo post su Malta ti avevo detto che mi ricordava tanto Jaffa.I cavalli di Akko,credimi,mi spezzavano il cuore tanto erano emaciati! Sì, i colori davvero sembravano perfettamente abbinati

      1. Si che lo ricordo! 😉

  3. untrolleyperdue dice: Rispondi

    A questo punto non vedo l’ora di leggere anche di Gerusalemme, perché se il buongiorno si vede dal mattino…In particolare il sito di Caesarea, l’atmosfera di Haifa, le stradine di Akko e Jaffa: mi ispirano tanto!
    Questo articolo va dritto dritto nei preferiti di viaggio, in attesa della partenza! 😉

    1. Grazie mille! Devo dire che è un viaggio che alla fine mi ha presa molto e non me l’aspettavo!

  4. Appena ho visto le tue splendide foto, ho deciso di leggere subito l’articolo. Di Israele mi hanno praticamente parlato tutti male: della presunta maleducazione degli israeliani e dei paesaggi, fin troppo simili a quelli italiani. Poi vedo queste immagini, leggo il tuo racconto, e mi ricredo! E ora che faccio?

    1. Gli israeliani non sono maleducati,più che altro sono incredibilmente chiusi.Per strada in particolar modo.Però nei locali ne abbiamo trovati di veramente cordiali,anche alla fermata dei bus..I paesaggi non mi sono sembrati simili ai nostri..tranne nel cardo a Gerusalemme (ma ne parlerò in seguito) mi è sembrato di ritrovarmi nella mia città.Direi che invece lo spirito mediorientale si sente davvero tanto.Attraversando poi i quartieri ebraici ti sembra di essere catapultata letteralmente nel passato con gli ebrei ortodossi con i loro abiti tradizionali ed i cappelli diversi. Tanti contrasti e forti. Difficile Israele.Io non ci volevo nemmeno andare la prima volta e poi invece ho voluto tornarci.E nonostante questo ti dirò..non è un viaggio semplice proprio a livello mentale

      1. Interessante! Ci andrò prima o poi…

        1. Anche solo Gerusalemme ne vale davvero la pena…magari associando Masada e il
          Mar Morto

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