Il viaggio che mi ha cambiato la vita

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Una ragazza che non aveva mai messo piede fuori dall’Italia: questa ero io a 19 anni. E quella Simona mi è venuta in mente quando Fiammetta e Leonardo, i due instancabili ed avventurosi amci di Tips4trips mi hanno coinvolto nella iniziativa di Marco Lovisolo di Lo zaino è pronto, io no chiedendomi di raccontare in un post “Il viaggio che mi ha cambiato la vita”

Quella ragazza però, l’ultimo anno di liceo, leggendo della possibilità di fare esperienze all’estero lavorando in fattorie negli Usa o facendo l’au pair girl, decide che è arrivato il momento di lasciare la comfort zone del suo piccolo mondo pugliese.

Non è stato affatto facile e non parlo dell’esperienza all’estero, quello va da sé, bensì del riuscire ad avere risposte. Una parte di me quasi ne era sollevata. Inaspettatamente una proposta mi arriva, ma non era ciò che volevo. Non era nemmeno il paese a cui avevo pensato. La Germania, Berlino. Cosa ci vado a fare io a Berlino? io voglio migliorare l’inglese. E poi Berlino non è cool, quel muro caduto da poco mi inquieta ancora, la lingua è così brutta e severa. Cosa faccio? Settembre è alle porte e non ho ancora deciso a quale facoltà iscrivermi. E va bene. Andiamo a Berlino. Dovesse andare male posso sempre tornare, no?

Eccomi sul treno che mi porterà a Verona e di lì a Berlino. Un viaggio interminabile con partenza di venerdì sera dalla sperduta Barletta e arrivo a Berlino domenica mattina. Trentasei lunghissime ore di viaggio (ah google maps, erano altri tempi!) trascorse a domandarmi cosa cavolo stessi facendo, specialmente quando passavano i controllori a ricordarmi quanto mi sembrasse brutto il tedesco.

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Il mio lunghissimo viaggio della speranza

Ricordo ancora l’emozione all’arrivo alla stazione di Wannsee (oggi i treni arriverebbero sicuramente a Berlin Hbf), la luce del sole che filtra attraverso i rami, il primo impatto con la famiglia. Berlino quel giorno mi è sembrata così bella.
E bella per me Berlino lo è stata davvero per molti anni. La mia Muthesiusstrasse con gli alberi di castagno a ricordarmi l’avvicendarsi delle stagioni, le vecchie e affascinanti stazioni della metropolitana, l’Alexanderplatz ante-ristrutturazione, i venditori di cimeli sovietici sulla Pariser Platz, i Kneipe con l’Afri-Cola, i cantieri inesistenti, quel suo essere indifferente verso l’aspetto e gli orientamenti e la quasi totale assenza di turisti. E sì, Berlino allora non se la filava nessuno! E dire che avevo storto il naso all’inizio proprio per quel suo essere completamente uncool!

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La mia casa nella Muthesiusstr.
Haus am Checkpoint Charlie
Haus am Checkpoint Charlie

Eppure io Berlino l’ho odiata così tanto all’inizio. Ho passato i primi tre mesi a piangere continuamente. Lontana da casa, senza amici, con quella lingua che sembrava così maledettamente ostica e inafferrabile.
Quelle giornate scandite dai viaggi in metropolitana per arrivare alla mia scuola nel cuore di Kreuzberg, l’odore di Pommes frites e Wurst nell’aria alle 8 del mattino, la freddezza dei tedeschi e la mia maledetta introversione.

il tedesco
La mia vita da Schülerin

Turchi, arabi, polacchi. Sono l’unica italiana non solo nella mia classe bensì in tutta la scuola. Tanti microcosmi ognuno dei quali chiuso nella comfort zone della propria provenienza ed io che non riesco a legare con nessuno, eccetto che con una ragazza di Ankara (la Turchia in qualche modo era il mio destino, ma non lo sapevo ancora).

Ma quella città che mi era sembrata sempre così immensa, un sabato sera si rivela un mondo piccolo piccolo. Sono in fila davanti allo Zoo Palast, uno dei cinema più vecchi di Berlino, per vedere un film quando incontro per caso una ragazza che da poche settimane era arrivata nella mia classe. Non mi ero mai sforzata di conoscerla, anzi la trovavo persino antipatica, senza un motivo. Io chiusa, e qui non parlo della mia introversione, lei senza preconcetti.

Perché non vieni con me? devo incontrare alcuni amici.

Al diavolo il cinema, Simona. Buttati!
E’ stato così che Lora Markova* da Sofia ha cambiato la mia vita.
Prima effetto del viaggio: l’apertura mentale

E sì, da quel giorno la mia vita a Berlino è cambiata completamente. Non so se fino ad allora la mia timidezza mi avesse bloccata o se, in realtà, a bloccarmi fosse stata la mia chiusura mentale.
Ho scoperto un nuovo mondo. Anzi ho scoperto il mondo.
Non ero più alla ricerca di altri come me, ma volevo scoprire chiunque fosse diverso da me.
Secondo effetto del viaggio: volere scoprire altre culture

La mia fortunata condizione di studentessa in una scuola di lingue mi ha dato la possibilità di avere a che fare ogni giorno con le storie di ragazzi di tutto il mondo. Sylwia e Anna con i loro racconti della Polonia sotto l’influenza sovietica, Sadullah kurdo iracheno e le sue manifestazioni in giro per Berlino per l’indipendenza della sua terra, Kostya e le sue impressioni sulla Russia post perestrojka, Aucione che mi ha insegnato a preparare la fejoada e mi ha fatto conoscere la frizzante anima carioca. Ho viaggiato nei mondi di tutti gli amici incontrati.
E sono diventata affamata. Affamata di viaggi e del piacere della scoperta. Ho superato le mie paure. Persino quella di stare sola lontano da casa.
Ho imparato a viaggiare da sola e ho capito di essere molto più capace di quanto avessi immaginato. Credevo non sarei mai riuscita ad esprimermi in tedesco ed ho finito per iscrivermi alla Freie Universität di Berlino, ho imparato a districarmi nella burocrazia tedesca tra permessi di soggiorno e assicurazioni mediche, ho cominciato ad organizzare i miei viaggi in autonomia. Viaggiare ti cambia davvero e lo fa in meglio.

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Alex, come i berlinesi chiamano Alexanderplatz

Ecco, io posso dire con assoluta certezza che questo primo e lungo viaggio che mi ha vista a Berlino per un anno intero senza mai fare ritorno a casa mi ha cambiato la vita. E se ci ripenso provo ancora tanto orgoglio perché alla fine non ho mollato.

Sono passati 25 anni da quel viaggio indimenticabile.

Ringrazio Fiammetta e Leonardo di Tips 4 Trips per avermi pensata. Come potete vedere non mi ero dimenticata, mi ero solo presa del tempo per capire quale viaggio avesse cambiato il mio modo di vedere il mondo. Avrei potuto parlare di mete più esotiche ma, riflettendoci, nessuno di quei luoghi lontani probabilmente sarebbe stato nei miei pensieri se non avessi intrapreso quel primo viaggio.

Mi piacerebbe che due delle blogger che mi ispirano di più mi raccontassero qual è stato il viaggio che ha cambiato la loro vita:

Roberta di Italiaterapia

Daniela di L’Orsa Nel Carro Travel Blog

 

* Lora è stata la mia migliore amica nei miei tre anni berlinesi, finché le nostre vite si sono separate. Lei prima a Mallorca poi a Friburgo a fare l’infermiera, io di nuovo in Italia. I social mantengono i fili della nostra amicizia ed insieme a Sadullah stiamo cercando di organizzare una rimpatriata.

8 Risposte a “Il viaggio che mi ha cambiato la vita”

  1. Mi sono emozionato a leggere la tua esperienza, perché posso solo immaginare, non avendolo mai provato in prima persona, quanto possa essere disorientante stare tanto tempo lontani da casa, in un ambiente così diverso da quello a cui siamo legati. Eppure, è stato proprio questo a innescare la scintilla: un incontro casuale, la persona giusta al momento giusto…et voilà, Berlino diventa la tua seconda casa! 💓
    Bellissimo racconto Simo: tu hai una dote rara, con le tue parole riesci sempre a “muovermi” l’anima. Grazie, davvero.

    1. Grazie mille Alessandro!le tue sono parole bellissime, non c’è niente di più bello di sentirsi dire di emozionare con le proprie storie!
      Sì, è davvero disorientante stare lontano dal mondo a cui siamo abituati, specialmente se si è maledettamente introversi, però in queste situazioni riusciamo forse a trovare una forza dentro di noi che nemmeno credevamo di poter avere!
      Grazie ancora per essere passato di qui!

  2. Quante emozioni in questo articolo Simo. Lasciare le proprie certezze ed aprirsi al mondo spaventa. Lasciare la propria comfort zone è difficile, faticoso ed il timore di non essere all’altezza puo’ far stare molto male…fino a quando non ci si accorge che gli sforzi vengono ripagati con momenti indelebili, consapevolezza e bellezza. La bellezza delle persone che ti accolgono e che ti cambiano per tutta la vita! Siamo felici di aver ascoltato questo tuo racconto e di esserci immedesimati in una giovane “tu” sul treno per Berlino, con 36 ore di pensieri e speranze!❤

    1. Grazie mille ragazzi! Chi meglio di voi sa cosa significhi aprirsi ad un nuovo mondo? Sicuramente potete capire più di chiunque altro il mio stato d’animo. In qualche modo leggendo le vostre storie dall’Australia riesco a rivivere certe emozioni! <3

  3. Non sapevo che avessi vissuto un periodo a Berlino. Ma la casa però? Da fuori proprio “wow”. Comunque è incredibile che basti un incontro al momento giusto e cambia qualcosa in noi. E non riesco a smettere di pensarci. E’ incredibile e neanche so spiegarmi questo miracolo della nostra vita.

    1. Pensa che ci ho vissuto per ben 3 anni, quando ero ancora giovane e incosciente 🙂
      La casa era dei primi del 1900. Credo 1903, una delle poche rimaste in piedi dopo la guerra. Il parquet scricchiolava tutto.
      Tu pensa a quanto è grande Berlino e a quanto sia stato incredibile incontrare una persona che tra l’altro abitava dall’altra parte della città!

  4. Simona finalmente ti leggo! E’ una splendida pagina della tua vita raccontata a cuore aperto. Sono assolutamente d’accordo sul discorso viaggio = apertura mentale tanto che l’incipit del mio prossimo post è praticamente uguale al tuo! Hahahahah ora mi tocca cambiare un po’ le parole! 😛 Però è vero, siamo pieni di pregiudizi che puntualmente crollano in un attimo e spesso proprio durante un viaggio. Ad esempio prima snobbavo la crociera ma che proprio guai… lè lè!!! E adesso invece se potessi la rifarei. Ecco magari il mio non è esattamente l’esempio accademico e pieno di ideali elevati ma il miracolo è avvenuto 😉 Ti ammiro tantissimo per il coraggio che hai avuto così giovane, ma si percepisce come dietro ci sia comunque l’appoggio della tua famiglia oltre che al carattere forte (forse sbagliavi a ritenerti una persona chiusa e timida). Che cosa curiosa quella della Turchia che si delineava nel tuo destino! Ti sono arrivati i risultati del DNA? Secondo me viene fuori che il tuo lui o magari entrambi siete di quelle parti 😀 E poi secondo me hai avuto il privilegio di vivere la Berlino sull’orlo del pieno cambiamento e a cavallo fra due epoche storiche e memorabili. Questo ti ha segnata. Cioè roba che fa proprio curriculum! Le amicizie multietniche poi hanno fatto il resto. E che bello che vi sentite ancora, è meraviglioso!!! Chissà se anche noi fra 25 anni continueremo ad essere colleghe e amiche di blog 😉
    Grazie ancora per aver pensato a me! <3
    PS: quoto Alessandro!

    1. Cara Daniela, con tutti questi complimenti mi state facendo emozionare! Io credo di aver avuto allora una sana e bella incoscienza giovanile. Oggi forse non riuscirei a trovare quel coraggio. Devo dire che i miei genitori sono stati sempre di vedute molto aperte. Mia mamma per quei tempi era una donna davvero moderna. Del tipo da dire a mio padre “tua figlia è maggiorenne e può fare ciò che vuole” 😆😆 Mio padre ha abbozzato in silenzio senza entusiasmo ma non mi hai mai impedito nulla. Sì, io ritengo sia stato un privilegio vivere Berlino in quell’epoca. Ancora oggi quando vedo le immagini di quella lontana sera di novembre in cui il muro è caduto mi emoziono.
      Daniela, hai ragione sui pregiudizi che crollano durante il viaggio e lo proviamo tutti. Sai che dai tuoi post durante il viaggio si percepiva tutto l’entusiasmo che stavi provando? Ma quanto è bello quando rompiamo gli schemi che costruiamo nella nostra testa?

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