Malatya, il lato dolce della Turchia

Malatya, il lato dolce della Turchia

È mattina presto quando ci mettiamo in viaggio per raggiungere Malatya. Una leggera foschia avvolge la campagna con i suoi anneriti alberi solitari, sullo sfondo le cime delle montagne attorno a Kahramanmaraş ancora imbiancate.

Ancora un mese e la neve si scioglierà andando ad ingrossare i ruscelli che scendono a valle. La primavera qui non si fa attendere troppo e alle prime fioriture il mio amico Oğuz non mancherà di mandarmi le foto dei suoi mandorli in fiore.

La strada davanti a noi è lunga. Ci aspettano quasi 3 ore di viaggio in macchina. L’idea di un tragitto così lungo da fare in giornata non mi fa impazzire ma sono stata già 6 anni prima a Malatya e ricordo benissimo la bellezza del panorama.

Allora era primavera. Tutto era di un verde lussureggiante e i ruscelli rigonfi d’acqua. Insomma conto che la vista mi renda il viaggio sopportabile.

La strada per un tratto corre parallelamente alla linea ferroviaria ma di treni nemmeno l’ombra all’orizzonte. D’altra parte qui a sud la linea ferroviaria è desolante tanto che aereo e autobus finiscono per essere i mezzi più comuni per gli spostamenti.

Attraversiamo la prima città. Di qui fino a Malatya ne incontreremo al massimo altre due. La strada che stiamo percorrendo ci passa in mezzo. Nulla di idilliaco per la vista. Palazzine di pochi piani, grigie, incomplete. Locali spartani in cui consumare il çay. Delle donne sedute in circolo per terra intente a mangiare qualcosa.

Per quanto negli ultimi anni la Turchia sia diventata una meta molto amata, dal punto di vista turistico va ancora a due velocità. Non che queste e altre zone al di fuori dei circuiti turistici non abbiano da offrire, anzi. Dal punto di vista archeologico hanno tesori inestimabili, solo che non conoscono che turismo sparuto.

Però qui trovate la Turchia genuina con la sua generosa e ospitale popolazione. Quella che pur non capendo un’acca di quello che stai dicendo cerca in tutti i modi di aiutarti, quella che ti offre una tazza di çay perché ti vede per strada infreddolita. La Turchia semplice. Adoro la seducente bellezza di Istanbul e tornarci è sempre un piacere. Buon cibo, vivacità e modernità. Però so che quello non è che uno dei tanti volti della Turchia.

Il nostro viaggio continua lungo la strada che corre parallelamente alla catena montuosa del Tauro, più precisamente il Tauro Orientale. La terra lungo il costone si tinge di un insolito verdone ed è disegnata da striature verticali. Pini, cedri e ginepri si aggrappano lungo le salite assumendo a volte le forme più strane. Le cime in lonantanza sono spruzzate di neve. Ho lasciato una città il cui skyline è segnato da ciminiere fumanti ed ora mi trovo ad ammirare stupita un paesaggio che quasi mi sembra estraneo alla Turchia che conosco.

Eppure Oğuz me lo ha detto spesso: c’è tanto in questo Paese che non ti aspetti.
Piccolo fuori tema. Cercate le immagini di Trabzon (la famosa Trebisonda studiata in storia): la prima volta che me ne hanno parlato me l’hanno descritta come una Scozia turca e non mentivano.

Malatya

Albicocchi nel loro abito invernale e le montagne sullo sfondo

Gli ultimi 100 km che ci separano da Malatya sono quelli che letteralmente mi lasciano senza parole. Sembra una frase banale da scrivere ma è davvero così. Non sono solo le cime ad essere imbiancate. L’intera catena montuosa è ricoperta di candida neve. Dal ciglio della strada fino a salire su è tutto una distesa bianca, lucida, immacolata. Un paesaggio del tutto nuovo. Tra le doline fanno capolino dei laghi in cui si specchiano le montagne. Mi sembra di essere in Scandinavia.

Tauro

Splendidi paesaggi innevati

Tauro

La Turchia che non ti aspetti

Proprio mentre mi trovo a dire ai miei compagni di viaggio che è strano non vedere nessuno a fare foto tra la neve ecco comparire una coppia turca intenta a farsi selfie. Saranno gli unici che incontreremo. Mi rendo conto che qui a mille metri non deve essere uno spettacolo insolito.

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Entriamo finalmente a Malatya dopo un controllo documenti ad un posto di blocco. Ci accoglie una statua davvero poco ordinaria (non l’unica in Turchia a dir la verità): un’albicocca gigante. E sì perché dovete sapere che l’economia di questa città ruota intorno alle albicocche. Nella sua area si concentra l’80% della produzione mondiale tanto che il simbolo della municipalità è proprio questo dolce frutto che in turco si chiama Kayisi.

Malatya

Chi si aspetterebbe di trovare il monumento all’albicocca?

Ci buttiamo con la macchina in una stradina alla ricerca del mercato coperto. Forse siamo anche in controsenso, non lo sapremo mai. C’è un gran caos, colori, profumi. Nulla di nuovo per la Turchia. Lasciamo l’auto e dopo nemmeno 100 metri a piedi siamo già al mercato. Decisamente più piccolo di quello di Kahramanmaraş ma con gli stessi colori delle spezie, il mercato di Malatya è famoso per le sue botteghe artigiane dove viene lavorato il rame. Inoltrandovi nei corridoi dove sono al lavoro gli artigiani sentirete solo il rumore dei martelli accompagnati dalle scintille delle saldatrici.

Malatya Market

Adoro i mercati turchi. Non solo per spezie e colori ma anche per i volti della gente segnati dal sole e dalle rughe

spices

Le immancabili spezie che insaporiscono i piatti turchi

Malatya Market

Ma non solo spezie

Malatya Market

Olive e formaggio. Un connubio niente male, ma a questo giro passo!

Ma tra i colori di cui si tingono le bancarelle quello predominante è l’arancio delle albicocche secche. E qui comincia il più dolce dei tour perché non c’è negozietto o bancarella in cui non ci offrano albicocche zuccherine o altra frutta essiccata al sole. Mele, gelsi, prugne e naturalmente pistacchi e nocciole. Non scherzo se dico che un chiletto l’avrò messo in questo giro. Non sono un’amante della frutta ma la dolcezza di questi frutti è davvero tentatrice.

Malatya

Gelsi, prugne, mele. Dolcezza a go go

Malatya

L’immancabile pistacchio a ricoprire i dolci

É in uno di questi negozi all’interno del mercato che avviene una di quelle cose così tipicamente turche e che mi ricordano un po’ il nostro sud Italia. Il proprietario dopo averci fatto assaggiare di tutto e di più ci dice che dobbiamo assolutamente visitare l’azienda del cugino. In pochi minuti siamo lì. Già all’ingresso ci accoglie una distesa di frutti arancioni. Mi sento come Alice nel Paese delle meravigliose albicocche. Resteremo qui per circa un’oretta durante la quale continuerà la mia faticosa attività di testatrice di kayisi. Vi svelo un segreto. Quelle color arancio, le più invitanti, sono le albicocche fatte asciugare nei forni. Le più buone sono quelle di colore scuro che invece vengo fatte essiccare all’aperto e sotto il sole.

albicocche

Chi vuole assaggiarle?

Dolma e köfte

Dolma e köfte

Un paio di incontri di lavoro ed un pranzo veloce a base di dolma e köfte e siamo pronti a lasciare Malatya. Percorrendo le strade della città non mi sembra sia cambiato molto dalla mia visita di qualche anno prima. Il bazaar continua ad essere caotico, le strade trafficate ed i palazzi non particolarmente attraenti. Perchè mai un turista dovrebbe arrivare fino qui pur amando le albicocche?
Perchè Malatya e la sua piana custodiscono tesori naturali e siti archeologici tra i più affascinanti della Turchia. Siamo a 20 km dall’Eufrate, siamo in Mesopotamia. Fa decisamente un certo effetto trovarsi in luoghi che tutti noi abbiamo studiato a scuola. Qui si vive la storia.

Pensate alla Levent Vadisi, una valle considerata il Grand Canyon dell’Anatolia. 28 km tra grotte, strapiombi, rovine del neolitico e formazioni geologiche risalenti a 65 milioni di anni fa che richiamano alla mente volti di persone ed uccelli. Da punto di osservazione in vetro e acciaio posto su una roccia a 240 metri di altezza si può avere una visuale a 360 gradi su tutta la valle. Insomma, i paesaggi mozzafiato e le emozioni sono garantite.

levent valdesi

Valle di Levent
Foto presa dal web

A soli 7 km da Malatya si trova il sito di Arslantepe, noto anche come la Collina dei Leoni. Questo parco archeologico all’aria aperta è il risultato del sovrapporsi di successivi abitati. La visita non può che rendere orgogliosi noi italiani. Dal 1961 è attiva la Missione Archeologica Italiana in Anatolia Orientale che ha contribuito notevolmente non solo a portare alla luce cospicui resti di epoca ittita ma anche a ricostruire la nascita delle prime civiltà urbane e dei primi sistemi di potere centrale.

Arsalantepe

Arslantepe
Credit to Di Klaus-Peter Simon – Opera propria, CC BY-SA 3.0, Commons Wikimedia.org

Imperdibile anche se a 3 ore circa di macchina, la visita alla tomba ed al tempio di Antioco I di Commagene sul Monte Nemrut con le sue cinque gigantesche statue di pietra raffiguranti delle divinità, affiancate da animali guardiano delle stesse dimensioni. La visita di questo sito, dichiarato patrimonio Unesco, è particolarmente suggestiva all’alba ed al tramonto.

Nemrut Dag

Le statue che adornano il tempio e la tomba di Antioco I
Credit to W. Bulach – Opera propria, CC BY-SA 4.0, Commons Wikimedia.org

Sulla strada per Kahramanmaraş ci fermiamo ad un distributore Opet*. Non compriamo nulla né facciamo benzina eppure i gestori, vedendoci infreddoliti (ci sono 3 gradi circa), ci offrono un bicchiere di çay.
Sono questi piccoli gesti che mi fanno amare la Turchia.

 

*Santo distributore Opet! Amiche lettrici segnatevi questo nome (o i colori: blu e giallo). In queste zone della Turchia per noi donne non ci sono che bagni alla turca (ad eccezione ovviamente degli hotel). Bagni che dopo 11 anni di viaggi in questa terra rifiuto ancora. Lo so, mi manca lo spirito di adattamento di una vera viaggiatrice. Be, nei distributori Opet non solo troverete i tanto agognati standard WC ma anche apertura elettronica porte e copri sedile monouso elettronici.  Evviva 🙂