Israele, dove scorrono latte e miele

Israele, dove scorrono latte e miele

Non so se sia la nostra irrefrenabile voglia di viaggiare e, soprattutto, di scoprire a mantenere costante dentro noi blogger e viaggiatori il desiderio di partire, ma con l’arrivo di gennaio siamo con le nostre guide in mano e le nostre letture a sognare e programmare le nostre prossime mete.
Io e la mia metà, che si accoda con entusiasmo, non siamo da meno. Siamo tornati da appena un mese dal nostro viaggio tra Budapest e Vienna e vorremmo già ripartire. I viaggi in Europa sono sempre lì pronti ad essere consumati senza grandi programmi, complici offerte inaspettate dei voli, ma sono quelli più complessi ad essere agognati.

Mentre la mia testa continua a sognare il Vietnam o, perché no, la Malesia per incontrare nuovi amici (ma quante belle conoscenze ci fanno fare i viaggi?) ecco che la mia metà la settimana scorsa mi butta lì la sua richiesta.

Mi riporti in Israele?

Ora, come già avevo scritto negli articoli sulle nostre avventure in giro per Israele, avevamo in programma di tornarci, ma onestamente non credevo così in fretta. Soprattutto non in questo momento storico. Ed invece sono qui con una mappa, la Lonely Planet e una miriade di informazioni raccolte sul web per pensare all’itinerario ed al periodo in cui andare.

Partiamo però dalle informazioni pratiche per rendere il vostro viaggio in questa terra senza pensieri.

Passaporto e dintorni

Ho letto tante sciocchezze sui timbri sul passaporto e su chi può entrare e chi no. Israele non preclude l’entrata a chi abbia sul proprio passaporto visti di Paesi musulmani, inoltre, per ovviare al problema del timbro che potrebbe causare problemi di ingresso in altri Stati, da alcuni anni al controllo passaporti degli aeroporti israeliani vengono emessi dei lasciapassare elettronici di entrata e di uscita da conservare per tutta la durata del viaggio.

lasciapassare

Lasciapassare elettronici di entrata e di uscita

Assicurazione

Penso che partire in tutta sicurezza sia essenziale per garantirci serenità in viaggio e non mi sognerei mai di partire per Israele senza un’assicurazione. Spesso pensiamo alla assicurazione di viaggio come qualcosa di inutile, come una spesa extra di cui poter fare a meno ma non è così. È un investimento sul nostro stesso viaggio.

Perché rovinarci la vacanza per una valigia smarrita o arrivata in ritardo, per un furto o per esempio per una brutta ustione dopo una giornata nel deserto? Per di più oggi abbiamo a disposizione diverse tipologie assicurative con estensioni varie.

Possiamo estendere la nostra assicurazione persino alle attività sportive che conteremo di praticare in viaggio, che siano safari nel deserto o immersioni.  Insomma possiamo costruire la nostra assicurazione in base alle nostre esigenze!

Trasporti

Durante i nostri viaggi in Israele abbiamo utilizzato i più disparati mezzi di trasporto: sherut, autobus, treno e anche i taxi. Gli sherut, mini van da 8-10 posti che portano direttamente al proprio alloggio a prezzi decisamente più abbordabili rispetto ad un normale taxi, partono dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv tanto per Haifa che per Gerusalemme.

Capitolo taxi. Mai come a Gerusalemme il taxi può rivelarsi il mezzo più comodo per spostarsi nelle zone limitrofe effettuando escursioni giornaliere. Questo ovviamente se non avete intenzione di prendere una macchina a nolo. Non troverete un solo tassista che non vi chiederà se siete stati già a Betlemme, sul Mar Morto o a Masada non appena metterete piede sul suo veicolo.
Per noi è stata un’ottima soluzione che ci ha permesso di visitare diversi luoghi prendendoci i nostri tempi senza dover ricorrere ai tour organizzati.

Un consiglio: prendete sempre il bigliettino da visita (tutti li hanno) del tassista nel caso vi interessi la sua proposta ma non lasciategli il vostro numero. In caso contrario sarete subissati da continue telefonate del suddetto desideroso di sapere se avete deciso per una escursione con lui.

 

Aeroporto

Se avete letto dei famigerati controlli israeliani in aeroporto, ebbene sì, tutto corrisponde al vero. L’ingresso procede senza grandi problemi agli sportelli, dove vengono emessi i lasciapassare senza alcuna domanda. È quando lasciate Israele che i controlli sono davvero seri. D’altra parte l’intento è quello di non far salire sugli aerei malintenzionati e questo, come passeggero, credo sia più che apprezzabile.

Non è esagerato dire che è bene presentarsi in aeroporto 3 ore prima del proprio volo. Ancora prima di accedere ai desk della vostra compagnia aerea sarete sottoposti ad un colloquio in cui potranno chiedervi davvero di tutto. Non prendete la cosa con leggerezza, né mostrate indignazione o impertinenza per le domande che vi porranno.

Ci hanno fatto domande assurde, persino sulla nostra vita di coppia, domande a cui, in un contesto diverso, risponderei con un “non sono affari che La riguardano!” e ce ne hanno fatte anche al nostro secondo viaggio quando, forti dell’etichetta gialla iniziante per 2 (al termine del colloquio appongono sul retro del passaporto una etichetta riportante un codice numerico il cui primo numero va da 1 a 6. I cittadini israeliani ricevono il numero 1, tutti gli altri invece numeri crescenti in base al livello di affidabilità) posta sul nostro passaporto nel viaggio precedente ritenevamo di essere considerati dei turisti assolutamente affidabili.

Al termine del colloquio potete procedere al desk della vostra compagnia tanto per la carta di imbarco che per lasciare il vostro bagaglio che non deve essere chiuso con il lucchetto.
L’ultimo controllo in aeroporto prevede la scannerizzazione del codice presente sul passaporto.

 

Ma cosa ci aspetta per il prossimo viaggio?

Itinierario

Per la terza volta il passaggio da Gerusalemme è una tappa obbligata. Posso ufficialmente dire che nemmeno una settimana sarebbe sufficiente per scoprire questa città.
Come ho detto in varie occasioni, Gerusalemme dopo due viaggi resta ancora ricca di misteri e di luoghi da scoprire. Esserci trovati entrambe le volte nei giorni dello Shabbat o negli orari sbagliati ci ha impedito di accedere alla Spianata delle Moschee. Questa volta non ci faremo cogliere impreparati. E’ nostro desiderio poi tornare alla Cittadella della Torre di David, questa volta di sera, per assistere allo show di suoni e di luci che vede le mura di questo luogo trasformarsi nello scenario in cui viene ripercorsa la storia di Gerusalemme.

cittadella di david

La Cittadella della Torre di David

Tombe ebraiche

L’incredibile vista dal Monte degli Ulivi con la cupola dorata della Spianata delle Moschee

Uno dei luoghi che più abbiamo inseguito ma a cui abbiamo dovuto rinunciare per mancanza di tempo ci aspetta nel canyon roccioso di Wadi Qelt nel deserto di Giuda tra Gerusalemme e Gerico. Qui, scavato nella roccia e quasi aggrappato lungo il costone su ben tre livelli, si trova il monastero greco ortodosso di San Giorgio in Koziba fondato da alcuni monaci eremiti nel 420 D.C

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Manastermarjaris_(8).jpg?uselang=it

St. George’s Monastery, from Wikimedia Commons credit to Ori~

Poi direzione sud, verso il cuore di questa terra: il deserto del Negev, la grande distesa di sabbia, pietra e rocce dalle forme più assurde scolpite nei secoli dai fenomeni erosivi. Tappa presso il Makhtesh Ramon che, con il suo diametro di 40 km, è il più grande cratere del mondo formatosi a seguito del ritiro dell’acqua. Tra le sue colline arenarie multicolore hanno trovato casa asini selvatici, gazzelle e stambecchi della Nubia e dai suoi punti panoramici la veduta lascia letteralmente senza fiato. Qui credo ci si senta davvero ai confini del mondo.

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Makhtesh_Ramon_(40428).jpg

Makhtesh Ramon, from Wikimedia Commons credit to Rhododendrites

Ma l’esperienza del deserto del Negev non potrebbe essere tale senza aver conosciuto più da vicino la cultura delle tribù beduine, native proprio di quest’area. Sebbene molte siano diventati stanziali, alcune vivono ancora nel deserto offrendo la possibilità ai viaggiatori di entrare in contatto con la loro proverbiale ospitalità. Non vi nascondo che mi piacerebbe provare l’esperienza del pernottamento in una tenda beduina con relativa cena.

Inoltre, sperando di riuscire a far collimare i giorni, essere a Be’er Sheva di giovedì ci permetterebbe di visitare il mercato beduino settimanale che, pensate, ha luogo da oltre un secolo.
Secondo la tradizione biblica questa città, una delle più vecchie del Paese, fu fondata da Abramo.

L’ultima tappa di questo viaggio alla scoperta del grande deserto israeliano, andando ancora più a sud, è l’incredibile Parco Timna con le sue sculture naturali forgiate dagli agenti climatici, gli animali selvatici e la vista sulle montagne di Eilat.

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Timna_5.JPG

Il Fungo, Timna Park, from Wikimedia Commons credit to Little Savage

Eilat è un’ottima base di partenza per andare non solo alla scoperta di Timna ma per inoltrarsi nel famoso Canyon Rosso dove, da quanto leggo, non mancano certo i momenti adrenalici visto che lo spazio risulta essere talmente ridotto da richiedere arrampicate tramite maniglie di ferro e scale di corda. Riuscirà Simona, famosa per la sua scarsa agilità, a superare gli ostacoli? Ai posteri l’ardua sentenza!

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Israel_Red_Canyon.jpg

Il Canyon Rosso, from Wikimedia Commons credit to Tiia Monto

Articolo in collaborazione con Intermundial