15 esperienze imperdibili da fare a Napoli

15 esperienze imperdibili da fare a Napoli

Napoli è uno scrigno talmente traboccante di tesori che raccontarla tutta riesce difficile.  Potrei dirvi cosa vedere in un weekend ma non renderei giustizia alla città, alle sue tradizioni ed al suo cibo. Vi parlerò delle esperienze da fare. Con calma però.

Napoli ve la dovete godere così come viene, senza rincorrerla, addentandola.
Sì perché Napoli è anche il suo cibo e se non provate le sue prelibatezze non potrete dire di esserci stati veramente.

Vivetela buttandovi nei suoi vicoli, senza una meta, seguendo il vostro istinto. Infilatevi in uno dei tanti portoni per scoprire un mondo nascosto. Entrate in una delle sue 500 chiese (questo pare sia il numero), aguzzate la vista e cercate di individuare le stratificazioni che testimoniano le varie dominazioni. Non tentate di vedere tutto, sarebbe impossibile. Assaporatela invece per come viene.  In fondo c’è sempre tempo per tornare a Napoli, non credete?

Esperienze imperdibili da fare a Napoli

1. Visitare la Napoli Sotterranea

Nelle viscere di Napoli, silenziosi, corrono cunicoli e cavità scavati nel tufo giallo napoletano.  Da Piazza San Gaetano, nel cuore del quartiere San Lorenzo, 121 scalini conducono a 40 metri sottoterra dove potrete percorrere, accompagnati da guide preparate, 1 km dei 400 km di acquedotto greco romano del 4 secolo a.C.

Napoli

L’acquedotto era un sistema di vasi comunicanti a cisterna pieni d’acqua gestiti dal pozzaro. Ad alimentarli le acque del fiume Serino.  L’intero sistema è stato in funzione fino all’avvento dell’acquedotto a pressione nel 1885.

Nel 1942 fu riaperto ed adibito a rifugio antiaereo. Pensate che per ogni km di acquedotto vivevano 2000 persone e lo facevano in condizioni terribili. La percentuale di umidità era dell’80-90% e dove si trovavano le cisterne raggiungeva addirittura il 100%.

Napoli Sotterranea

A proposito, questa è ancora la situazione dei cunicoli e delle cisterne tanto che il microclima al loto interno permette alle piante di conservarsi per 3-4 mesi.  Durante la visita vi consiglio di mettere scarpe comode, tenervi al corrimano e, se la visitate in estate, di indossare una felpa. Il fresco è piacevole se fuori ci sono oltre 30 gradi ma fino ad un certo punto 🙂

Napoli Sotterranea

Napoli Sotterranea

La Napoli Sotterranea che parte da Piazza San Gaetano presenta un tratto con dei cunicoli strettissimi da percorrere camminando lateralmente. Se temete di non farcela potrete attendere il ritorno del gruppo.
La visita guidata dura in totale due ore. Nell’ultima mezz’ora uscirete in superficie ed andrete alla scoperta dei resti del Teatro Greco Romano inglobati nel quartiere.

Teatro Romano di Neapolis

In questo basso, una volta abitato, si possono vedere i resti inglobati dell’antico Teatro Romano

La guida vi porterà in un basso in Vico Cinquesanti, nella zona dei decumani, in cui, attraverso una botola si accede ad una cantina in cui ci sono i resti del proscaenium.
Dalla Strada dell’Anticaglia invece si accede all’anello superiore delle gradinate. Pensate che fino a pochi anni fa gli ambienti interni erano utilizzati come botteghe o cantine.

Napoli

Resti dell’antico teatro nella cantina del basso di Via Cinquesanti

Per maggiori informazioni su come organizzare la visita alla Napoli Sotterranea potete visitare il sito apposito. Non dimenticare che è necessaria la prenotazione.

2. Percorrere la Strada dei Pastori

Via San Gregorio Armeno con le sue botteghe dei presepi è forse una delle più note strade della città partenopea. Non c’è Natale in cui i TG non mandino in onda un servizio su questa via legata all’antica tradizione dei presepi che si tramanda di padre in figlio ed in cui vengono lavorate le statuette in argilla e terracotta.
Presepe qui però non fa rima solo con il Natale. Via San Gregorio Armeno è viva tutto l’anno con le sue statuine dei pastori e di tutto il mondo con cui vogliamo popolare il nostro presepe.

Napoli

E se non siete credenti poco importa perchè qui ci sono botteghe in cui si celebra l’arte presepiale napoletana. C’è un pezzo di storia che risale fino al Settecento.

Si parte dalla Chiesa di San Lorenzo Maggiore e si arriva alla Chiesa di San Gennaro all’Olmo percorrendo la stretta stradina che nella sua parte centrale si arrichisce di uno sfondo d’eccezione:  il campanile della Chiesa di San Gregorio Armeno.

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Una strada con duemila anni di vita in cui si trovava un tempio dedicato a Cerere, dea della terra e della fertilità, a cui i fedeli portavano in dono statuette d’argilla prodotte nelle botteghe artigiane poste lì vicino. È una tradizione antichissima in cui il sacro si mescola al profano. Accanto a commoventi Natività sotto campane di vetro non mancano le celebrazioni di Pulcinella ed ovviamente di Maradona. Ogni anno la popolazione dei presepi si arricchisce di nuove figure che nel corso dell’anno hanno fatto parlare di sè. Chissà cosa hanno in serbo per questo Natale i maestri artigiani!

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3. Scoprire i misteri della Cappella Sansevero

Nel cuore di Napoli, nascosto tra le stradine del centro storico, si trova la Cappella Sansevero, una chiesa sconsacrata che non solo custodisce il celeberrimo Cristo Velato, una delle sculture più suggestive al mondo, ma che è anche un luogo dove esoterismo e mistero si fondono.

La prima cosa bella del mausoleo è che è vietato scattare foto e che all’entrata vi chiedono di spegnere il cellulare.
Scacciate la delusione dal volto. Visitare la Cappella come si faceva una volta, senza l’impellente bisogno di condividere il suo splendore, vi permetterà di concentrarvi sulla bellezza di ciò che custodisce. E vi assicuro che non è solo il Cristo Velato a stupire bensì anche la volta affrescata che riproduce la Gloria del Paradiso in un’esplosione di colori e di luce e le statue il Disinganno e la Pudicizia Velata.

Al centro della navata della Cappella è posto il Cristo Velato. È quando siete al suo cospetto, mentre in sottofondo risuona musica lirica, che vi rendete conto di quanto la mancanza di una macchina fotografica vi faccia notare i più piccoli particolari e la bellezza di questo corpo scolpito nel marmo con grazia e leggerezza dallo scultore Giuseppe Sanmartino.

La corona di spine, i chiodi e la tenaglia, simboli del calvario, posti ai suoi piedi. I fori dei chiodi su mani e piedi. La vena rigonfia sulla fronte e soprattutto il sudario, sbalorditivo per la sua trasparenza ed aderenza al corpo scarnificato del Cristo. Dal vivo la bellezza di questa scultura è ancora più commovente di quanto si possa descrivere con le parole.

Ma non è solo il Cristo Velato a suscitare la curiosità di chi visita la Cappella Sansevero. Tra le sculture ed i marmi si nascondono misteri e segreti legati a Raimondo di Sangro, il mecenate che ha regalato all’umanità i capolavori marmorei del Cristo, della Pudicizia Velata e del Disinganno.
Raimondo di Sangro è stato anche il primo Gran Maestro della Massoneria napoletana. Per iniziare i nuovi adepti aveva progettato un percorso esoterico nella Cappella attraverso una complessa iconografia in cui il Cristo Velato era la conclusione del percorso iniziatico.
Appassionato di alchimia, ha realizzato delle realistiche Macchine Anatomiche che potete ammirare nella Cappella e che ricostruiscono minuziosamente il corpo umano maschile e femminile con i principali organi ed il sistema ematico.

Se non volete rischiare di non trovare biglietti vi consiglio vivamente di prenotare online in anticipo il vostro ingresso. Potrete scegliere il giorno e la fascia oraria che preferite.

Napoli - Cappella Sansevero

 

4. Visitare il Rione Sanità

Sono nato nel Rione Sanità, il più famoso di Napoli

Il Rione Sanità è il quartiere di Napoli in cui è nato e cresciuto Antonio De Curtis, in arte Totò.
Sebbene siano passati oltre cinquant’anni dalla sua morte, il principe della risata è ancora vivo a Sanità.
Murales, installazioni, Totò è ovunque. Come nell’ultimo murale apparso dopo il primo lockdown in via Arena della Sanità in cui l’artista spagnolo Tono Cruz ha immortalato Totò e Peppino in una delle scene più famose del film la Banda degli Onesti.

Totò

Peppino

Ma dove ha inizio il Rione? Alla Porta di San Gennaro, a pochi metri dalla stazione di Piazza Cavour. Era di qui che partiva l’unica strada che conduceva alle catacombe del Santo. Di qui il nome. Come accade spesso a Napoli, la porta è stata inglobata diventando un tutt’uno con gli edifici adiacenti.

Napoli Rione Sanità

Il Rione Sanità con le chiese barocche ed i palazzi nobiliari che fanno da contraltare alle case fatiscenti ed ai bassi racchiude un po’ le contraddizioni di Napoli.
Nato per accogliere le famiglie nobili della città (e passeggiando per il quartiere lo notorete subito per il numero di palazzi monumentali che negli anni sono stati la scenografia di famose pellicole) con il passare dei secoli è diventato un quartiere popolare.
Le strade del rione erano il passaggio obbligato per le carrozze dei reali che si recavano alla Reggia di Capodimonte.

Napoli

Il Ponte della Sanità

Un percorso difficile a causa delle strette stradine e delle salite che si decise di risolvere con la costruzione del ponte Maddalena Cerasuolo che di fatto, tagliò la Sanità dal resto di Napoli.
Il rione venne così isolato andando incontro ad un processo di emarginazione economica e sociale ed al decadimento urbano.

Oggi cooperative ed associazioni stanno cercando di cambiare il volto di questo quartiere, che per decenni si è visto additare come pericoloso, valorizzandone le ricchezze storico culturali.

I murales hanno trasformato la Sanità in un’area creativa colorata di arte e bellezza.
Come Luce, un’altra opera dell’artista Tono Cruz in Piazza Sanità, in cui i protagonisti sono i sorrisi dei bambini avvolti da un fascio luminoso che vuole trasmettere speranza.

Napoli

Luce

A ricordare il volto nobile di una volta sono i suoi edifici monumentali come Palazzo Sanfelice e Palazzo dello Spagnuolo progettati da Ferdinando Sanfelice, uno dei più apprezzati architetti del ‘700 napoletano. Non appena entrerete nei cortili riconoscerete subito le suggestive scalinate e gli affreschi che sono stati la location di tante pellicole e serie tv.
Soffermatevi ad ammirare la bellezza del portale di accesso al Palazzo Sanfelice con le sirene che reggono il balcone.

Palazzo Sanfelice

Il cortile di Palazzo Sanfelice

Tra via Foria e la collina di Capodimonte si trova il Cimitero delle Fontanelle, un’ex cava che durante le epidemie di pesta e colera fu trasformata in una fossa comune per dare sepoltura alle migliaia di vittime. È uno dei cimiteri più antichi di Napoli.  Un luogo dove sacro e profano si incontrano nel culto delle anime Pezzentelle. Devozione e preghiera per aiutare le anime dannate a lasciare il Purgatorio in cambio di protezione e favori nella vita quotidiana.

Sanità sono anche la Pasticceria Poppella al numero 28 di Via dell’Arena della Sanità con il suo celebre fiocco di neve, la cui fama ha ormai valicato i confini cittadini, e le luminarie con il testo di Napul’è di Pino Daniele con cui la città ha reso omaggio ad uno dei suoi più grandi figli.

Napoli Rione Sanità

 

Esperienze imperdibili da fare a Napoli

5. Passeggiare nel chiostro maiolicato di Santa Chiara

Lo ammetto, il chiostro maiolicato di Santa Chiara l’ho scoperto casualmente grazie ad Instagram. Non fosse stato per le foto matrimoniali di rito con il chiostro sullo sfondo non avrei mai scoperto questo luogo di rara bellezza immerso nel più totale silenzio sebbene si trovi nel vivacissimo quartiere di Spaccanapoli a pochi passi da Piazza del Gesù.
Il chiostro si trova all’interno del Complesso Monumentale di Santa Chiara che comprende una chiesa, un monastero, un convento, un’area archeologica.

Napoli Complesso Monumentale di Santa Chiara

Le riggiole, le mattonelle in cotto maiolicate, sono decorate con motivi floreali e grappoli d’uva che sembrano avvolgere tutto il colonnato. In un’esplosione di giallo, azzurro e verde motivi campestri e marinari ed allegorie dei quattro elementi decorano invece gli schienali e le sedute.
Un solerte guardiano vi ricorderà costantemente che è vietato sedersi (ed è giusto così).
Chiostro Santa Chiara

A fare da cornice alla straordinaria bellezza del chiostro c’è un portico con archi a sesto acuto con volte a crociera affrescato con motivi del Seicento. Se il chiostro è un’esplosione di colori, il porticato è di poetica beltà e non riuscirete a staccare lo sguardo dagli affreschi raffiguranti santi e scene di dell’Antico Testamento.

Napoli

Lo splendido portico affrescato

6. Godersi il panorama dalla terrazza di Sant’Antonio

Dalla terrazza di Sant’Antonio a Posillipo si gode di uno dei panorami più iconici di Napoli, forse il più celebre.  Quello con il Vesuvio sullo sfondo e la magnifica vista sul golfo di Napoli per intenderci.
Non credo sarei riuscita a raggiungerlo, visti i tempi ristretti, se non fosse stato per gli amici Fabio e Luisa di Assaggi di Viaggio che mi hanno fare un tour dei luoghi meno accessibili a piedi di Napoli.

Esperienze imperdibili a Napoli

La vista dal belvedere

7. Lasciarsi affascinare da Palazzo Donn’Anna

All’inizio di via Posillipo, a dominare il panorama è il Palazzo Donn’Anna.  Ciò che rende speciale questa maestosa dimora in stile barocco non è solo la sua scenografica collocazione sul mare ma anche il fatto di avere l’aspetto di uno splendido rudere pur essendo abitato.

L’edificio, infatti, è rimasto incompiuto a causa della prematura morte di Anna Carafa, principessa di Stigliano nonché sposa del viceré di Napoli, che lo aveva commissionato.

Napoli

Palazzo Donn’Anna

Pare emergere dal mare il Palazzo Donn’Anna. Non fosse per il teatro, la parte dell’edificio rimasta intatta ed ora sede della Fondazione De Felice, sembrerebbe quasi una scogliera di tufo rosicchiata dal mare in cui si aprono nicchie ed archi. 
Se volete trascorrere una giornata al mare con vista su questa splendida rovina non rovina potete concedervi un lettino nello storico bagno che si affaccia sulla baia dominata dal Palazzo Donn’Anna.

Napoli

 

8. Scoprire i tesori nascosti dietro ai portoni

Una delle particolarità di Napoli è quella di celare tesori nascosti oltre i portoni. Tu sei lì che cammini per strada quando casualmente, volgendo lo sguardo verso un portone aperto, scopri luoghi di rara bellezza che ti lasciano senza parole. Ecco i portoni a Napoli segnano il passaggio in un altro mondo.

Un mondo fatto ora di capolavori architettonici, ora di cortili dall’aspetto fiabesco, ora di case sgarrupate il cui ingresso è  sorretto da colonne con capitelli, ora di spettacolari scale elicoidali.

Non temete di affacciarvi nei cortili, di andarne alla scoperta. Spesso c’è un custode all’ingresso ma basta chiedere gentilmente di poter entrare. Non ve lo negheranno.
Di Palazzo Sanfelice e dello Spagnuolo, iconici, a Sanità vi ho già parlato.

Uno dei primi portoni ad avermi catapultata in un altro mondo, anzi direi in un’altra epoca, è quello di Palazzo Marigliano in via San Biagio dei Librai.
Si tratta di uno storico palazzo del Cinquecento con una facciata che è un vero e proprio gioiello rinascimentale con i suoi tre livelli architettonici incorniciati da una doppia rampa di scale e finestre. Palazzo Marigliano è aperto al pubblico solo in determinate occasioni ma il suo cortile è ancora oggi un centro vitale. Al suo interno infatti ospita un ospedale delle bambole che farà fare ad alcuni un tuffo nei ricordi dell’infanzia ed una bottega di presepi artigianali.

Napoli

Palazzo Marigliano

In via Benedetto Croce, a pochi metri dal Complesso di santa Chiara, resterete ammaliati dal verde lussureggiante che domina il cortile di Palazzo Venezia. La storia di Napoli passa anche da questa antica residenza che per quattrocento anni è stata la sede dell’ambasciata veneta del Regno di Napoli.
La struttura ha tre facciate. Dal primo piano si accede ad un giardino pensile, tripudio di fiori e vegetazione, che conduce alla Casina Pompeiana.

Palazzo Venezia

Tra i tesori poco conosciuti di Napoli si può annoverare senza dubbio la spettacolare scala elittica in marmo di Palazzo Mannajuolo in via Filangieri. Mi ci hanno portato gli amici Fabio e Luisa durante la nostra passeggiata tra gli eleganti negozi e gli edifici signorili del quartiere Chiaia.

Scala elicoidale

La scala elicoidale di Palazzo Mannajuolo

Costruito tra il 1909 ed il 1911, Palazzo Mannajuolo è un gioiello in architettura liberty napoletana con influenze neobarocche. Se il suo aspetto esterno ne fa uno dei più belli edifici monumentali di Napoli, è la sua imponente scala elicoidale in marmo e ferro battuto a rapire e confondere lo sguardo di chiunque lo guardi.

Palazzo Mannajuolo

9. Entrare nel Duomo di San Gennaro

Il Duomo di Santa Maria Assunta o di San Gennaro appare subito, a chi percorre via Duomo, in tutta la sua maestosa bellezza.  Con una facciata di quasi 50 metri e tre portali di cui uno principale, questa cattedrale, edificata nel 1294 è uno degli edifici religiosi più importanti di Napoli.

Duomo di San Gennaro
È qui che tre volte all’anno si ripete il rito dello scioglimento del sangue di San Gennaro.

Napoli

L’interno del duomo

Il nucleo originale del duomo è gotico ma gli ampliamenti e le ristrutturazioni che si sono succedute nei secoli testimoniano vari stili fino a quello neogotico della facciata.
La pianta del duomo è a croce latina a tre navate con diverse cappelle e nicchie. Ad arricchire la cattedrale dipinti, busti dei vescovi, stucchi ed affreschi.

Sulla destra, se avete la fortuna di trovare la porta aperta, la vista si apre sulla guglia di San Gennaro che sembra rivolgere la sua mano protettiva sulla città.

Napoli

L’obelisco di San Gennaro

Napoli

Napoli e San Gennaro

Quella tra Napoli e San Gennaro è una storia di lunga devozione. Le vicende della città da sempre sono legate al miracolo dello scioglimento del sangue ed il santo per Napoli è una vera istituzione.
La devozione per San Gennaro va di pari passo con il destino travagliato della città. Carestie, dominazioni e rivolte, epidemie ed eruzioni del Vesuvio: qualsiasi fosse la calamità la popolazione ha sempre trovato benevolenza nel santo.
È con l’eruzione del Vesuvio del 1527 che il rapporto tra Napoli e San Gennaro diventa storia di devozione. La popolazione, stremata dalla peste, deve fronteggiare anche la terribile eruzione del vulcano.

San Gennaro

Con la lava che lambisce Napoli, l’intera città decide di fare un voto in cambio della salvezza. La costruzione di una cappella dove custorire le reliquie e le donazioni con cui i napoletani onorano il voto. Per ben tre giorni San Gennaro viene portato in processione mentre il Vesuvio non smette di sputare la lava. Al terzo giorno il sangue finalmente si liquefà ed il vulcano placa la sua ira. Da allora i napoletani continuano ad onorare il patto col santo con donazioni.
Con i suoi marmi ed i suoi affreschi la Cappella, inaugurata nel 1646, è uno dei più spettacolari capolavori del barocco napoletano.

Esperienze imperdibili da fare a Napoli

10. Andare alla scoperta delle stratificazioni di Napoli

Napoli è la città delle stratificazioni per antonomasia. Le rovine archeologiche da sempre convivono nel centro urbano, anzi sono addirittura inglobate.  Come nel cuore antico di Napoli, dove sui resti della città greca è stata costruita quella romana e di lì è stato un continuo succedersi di stratificazioni che hanno portato parte delle mura ad essere assimilate negli edifici.

Napoli

Una passeggiata nel passato tra i decumani

È tra il Decumano Superiore e quello Maggiore che si fa una passeggiata nel tempo.  Qui tra bassi, botteghe, chiese e reperti archeologici si visita un museo a cielo aperto.
Succede infatti che passeggiando lungo la Strada dell’Anticaglia, tra ruderi, piccole botteghe e bassi, ti imbatti in due archi laterizi portanti, parte della cavea del Teatro Romano di Neapolis in cui si esibiva Nerone, che sono stati inglobati in più moderni edifici. Negli archi sono stati ricavati anche finestre e balconcini.

Napoli

Uno dei due archi nella Strada dell’Anticaglia

E se vi dicessi che tra Vico Cinquesanti, dove per esempio da un basso si accede ai camerini ed ai corridoi del teatro, la Strada dell’Anticaglia e Via San Paolo, tra i cortili dei palazzi si trova un’arena romana?
Immaginatevi la vista affacciandovi da una finestra sul cortile.
Ma quanto è unico passeggiare in uno spazio dove un teatro emerge tra i palazzi?

11. Visitare Castel dell’Ovo ed il Borgo Marinari

Castel dell’Ovo, la fortezza più antica di Napoli, è uno dei luoghi più amati della città. Non ho memoria di una sola visita a Napoli in cui non vi sia andata. Sarà l’immagine (nella mia testa, ovviamente) del castello avvolto dal mare in tempesta, sarà l’idea che Megaride, l’isolotto su cui si erge, sia collegato alla costa solo da una lingua di terra, fatto sta che è e resta un luogo suggestivo.

Castel dell'Ovo
All’ombra del castello trova protezione il pittoresco Borgo Marinari che nell’Ottocento, quando sorse, era abitato dalle famiglie dei pescatori del quartiere Santa Lucia ed oggi invece ospita ristoranti e circoli nautici.

Borgo Marinari
Borgo Marinari è stata anche la location di diverse pellicole tra cui Pensavo fosse amore, invece era un calesse. Sia il ristorante gestito da Tommaso, alias Troisi, che la libreria di Cecilia, alias Francesca Neri, si trovano nel borgo.
Vesuvio

12. Rilassarsi sul Lungomare

Il Lungomare è una tappa imperdibile per chiunque vada a Napoli. Una passeggiata lungo i suoi tre km che iniziano in Via Nazario Sauro e terminano a Mergellina, ai piedi di Posillipo, permette di ammirare in un solo colpo alcuni dei simboli più famosi della città, tra cui sua maestà il Vesuvio che troneggia imponente sul Golfo.

Lungomare di Napoli

Tra Castel dell’Ovo che emerge dal mare, le barchette da cui si tuffano i ragazzi in estate all’ombra del vulcano, la vista sulle colline di Posilippo e del Vomero, il Lungomare di Napoli si trasforma in un suggestivo quadro da ammirare, perché no, anche da uno dei tanti locali che lo affollano, se volete godervelo in pieno relax.

13. Passeggiare per Via Toledo

Napoli è senza dubbio la città delle passeggiate chilometriche! Come quella che si può fare percorrendo gli 1,2 km di Via Toledo (una volta Via Roma e già Via Toledo 🙂 ).
Questa importante strada che collega Piazza Dante con Piazza Trieste e Trento non è solo la via dello shopping ma anche una finestra su alcuni degli edifici monumentali più importanti di Napoli come Palazzo Zevallos Stigliano, dove potete ammirare il Martirio di Sant’Orsola, l’ultima opera di Caravaggio,  Palazzo Cirella, le cui vicende sono legate ai moti napoletani del 1848, oppure Palazzo Barbaja, dove visse Giacomo Rossini, fino alla Galleria Umberto I.

Via Toledo è in buona parte pedonalizzata e potrete passeggiare in tutta tranquillità ammirandone edifici religiosi e civili  oppure dedicarvi allo shopping, visto che i negozi non mancano. Se doveste avere un languorino non mancano nemmeno i luoghi in cui provare uno dei cibi di strada che rendono Napoli bella da vedere e buona da gustare.

Napoli

Una montanara in Via Toledo

Se non avete voglia di percorrere tutta Via Toledo dall’inizio potete sempre ricorrere alla metropolitana e scendere alla fermata Toledo che con il blu e l’acquamarina dei suoi mosaici vi porterà in fondo al mare.

Da Via Toledo si può accedere ad uno dei quattro ingressi della maestosa Galleria Umberto I, costruita in ferro e vetro sul finire dell’Ottocento nell’ambito della grande opera di risanamento di Napoli.
È stata a lungo il salotto buono della città ed i suoi caffè crocevia di artisti e letterati. Oltre ad essere un gioiello dell’architettura liberty è anche uno scrigno di simboli esoterici e massonici.

Napoli Galleria Umberto I

14. Girare tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli

A ridosso di Via Toledo si sviluppano i Quartieri Spagnoli con il loro fitto e perfetto reticolo di strade che salgono verso l’alto o corrono parallele alla strada principale. Nato per accogliere i soldati del vicerè e le truppe spagnole nel XVI secolo, il quartiere vide prima proliferare la prostituzione proprio per la presenza dei militari e poi la criminalità.

Quartieri Spagnoli

Via Portacarrese a Montecalvario

La buona fama non ha mai accompagnato i Quartieri Spagnoli ma il turismo è riuscito senza dubbio a cambiare il volto e la percezione stessa del quartiere. Quel labirinto di strade che ho percorso con timore quasi vent’anni fa non è più lo stesso.

Resta però il bello delle sue stradine, che sarà forse banale dire, ma profumano ancora di bucato e sono un colorato sventolio di biancheria. Resta la sua vivacità ed il numero incredibile di edicole votive. E poi ci sono i murales che sono una dichiarazione d’amore soprattutto per Totò e Maradona.

Napoli

Super Totò

15. Mettere qualche kg con lo street food

All’inizio vi ho detto che non si può conoscere Napoli senza aver provato il suo cibo.
La cucina partenopea è forse una delle più famose al mondo. Non si può dire di aver mangiato davvero una pizza se non la si è provata a Napoli. Nulla trasmette più l’idea di calore familiare di una bella Genovese stufata a fuoco lento.

Ma è con lo stritt fudd che si compie il vero attentato alla linea.
Con Crocchè, zeppoline, frittata di maccheroni, per non fare un torto a nessuno magari tutte assieme in un bel cuoppo. O con la pizza a portafoglio, per addentare la regina di Napoli passeggiando per strada.

Napoli Street Food
Con la pizza fritta, un tempo sorella povera di quella al forno, o con la Montanara, la sua versione inside out con la farcitura all’esterno.
Tra sfogliatelle ricce e frolle, babà e fiocchi di neve lo sweet street food napoletano accontenta a passeggio anche i più golosi.