Matera, cosa fare in 2 giorni tra Sassi e relax

Matera, cosa fare in 2 giorni tra Sassi e relax

Matera (o forse sarebbe meglio dire i Sassi) in estate raggiunge temperature degne dei forni a legna in cui si cuoce l’ottimo pane locale, re di tutti i piatti. Non mi credete? Provate a passeggiare nel primo pomeriggio tra i Sassi quando la bianca pietra riflette la luce. È stato nel preciso istante in cui mi sono sentita arrostire come una bistecca di podolica sui carboni che ho capito perchè i baresi preferiscono Matera in autunno e primavera. Questi miei paragoni culinari non sono affatto casuali. Il fatto è che Matera (ma che dico Matera, tutta la Basilicata!) non è solo sinonimo di Sassi ma anche di eccellenze agroalimentari. Ed io non ho voluto perdermi questa esperienza.

Matera

Vista dal Belvedere Luigi Guerricchio

 

Ma perchè vi parlavo delle abitudini dei baresi poco fa? Perchè Bari – Matera si percorre in appena un’ora di macchina e noi baresi (e giù di lì, come me) amiamo Matera e non perdiamo occasione di concederci dei rilassanti weekend nella città dei Sassi, spesso dividendoci tra centri benessere e scoperta del patrimonio artistico.

 

Matera, una città come poche al mondo

Ok, immagino stiate pensando che questa è la solita frase banale che si ripete su questa o quella città. Ma sfido chiunque giunga nella Città dei Sassi a non tornare a casa con il medesimo pensiero. Perchè Matera non è una sola città: sono tre città racchiuse l’una dentro l’altra. La nuova città sorta a partire dagli anni sessanta per farvi confluire la popolazione che abitava nei Sassi, il Centro Storico seicentesco chiamato il Piano e naturalmente gli antichissimi Sassi. Pensate che i primi insediamenti nelle grotte risalgono a diecimila anni fa.

Matera

Sì, davvero una città come poche al mondo. Un luogo speciale. Spesso paragonata a Gerusalemme ma non per i suggestivi panorami, nonostante qui Mel Gibson vi abbia girato The Passion. No,  per l’aria millenaria, l’atmosfera mistica che si respira tra le sue stradine tortuose e per la cangiante bellezza della pietra bianca.

E poi Matera è una commovente storia di riscossa. Da vergogna nazionale, come fu definita da Togliatti, a Patrimonio Unesco nel 1993 fino alla storica nomina a Capitale Europea della Cultura nel 2019.

 

Cosa vedere a Matera: il Piano

Giunti a Matera per la prima volta immagino scalpitiate all’idea di scoprire i Sassi. Eppure, se vi giungete in estate, vi suggerisco, facendo mio il consiglio datomi da un ristoratore, di lasciarvi i Sassi per il tardo pomeriggio (la bianca pietra calcarenitica riflette la luce rendendo la passeggiata a dir poco rovente) e di dedicarvi al centro storico.

Piazza Vittorio Veneto

La scoperta del Piano, il centro storico, non può che avere inizio che da Piazza Vittorio Veneto, quello che comunemente definiremmo il salotto buono della città. A dominare la piazza, luogo di ritrovo dei materani, è l’Annunziata, un antico convento risalente al 1748 che oggi ospita la biblioteca provinciale.  Di fronte si trova il grande Palazzo della Prefettura, la Chiesa di San Domenico del 1230 in romanico pugliese con il suo bel rosone sormontato da San Michele Arcangelo e la Chiesa Mater Domini costruita sui resti ipogei della Chiesa del Santo Spirito.

Matera

È proprio accanto alla Mater Domini che attraversando le arcate sulla destra giungerete al Belvedere Luigi Guerricchio, una delle più suggestive finestre sui Sassi. Se siete fortunati l’incantevole vista sarà accompagnata dalle dolci melodie provenienti dal pianoforte posto sotto le arcate a disposizione di chiunque voglia suonarlo. È da questo belvedere che di sera, quando le vie degli antichi rioni si illuminano, i Sassi regalano quella magica atmosfera che evoca l’idea di un presepe.

Matera

Vista notturna dal Belvedere Luigi Guerricchio

Piazza Veneto è uno scrigno di tesori, basta scendere lungo le scalinate che conducono alla vasta zona ipogea nascosta sotto la zona pedonale. I suoi meandri nascondono il Fondaco di Mezzo, l’antico mercato, il Palombaro Lungo, una grossa cisterna per la raccolta dell’acqua e la cripta della Chiesa del Santo Spirito. Attraversando le navate della cripta usurate dal tempo si accede ad una bella finestra sul Sasso Barisano. Peccato solo che i suoi resti risentano gli effetti del tempo e dell’incuria.

Matera
Imboccando la medievale Via San Biagio un’immagine quasi onirica apparirà davanti ai vostri occhi. Un elefante dalle zampe lunghe e sottili sembra quasi muoversi leggiadro nell’aria nonostante la sua mole: è l’Elefante Spaziale di Dalì. Insieme ad altre opere progettate dal grande scultore surrealista catalano trasforma una Matera sospesa nel tempo in un sogno surreale.

Elefante Spaziale

Proseguendo lungo Via San Biagio si giunge in uno slargo in cui si affaccia la bella Chiesa di San Giovanni Battista che ha la curiosa caratteristica di avere come ingresso la facciata laterale. Prima chiesa edificata fuori dalle mura difensive, è prevalentemente costruita in stile romanico pugliese ma non mancano altri influssi come quelli arabo e greco dei portali e gotico degli archi.
Il portale è in corso di restauro ma la bellezza architettonica dell’edificio con il rosone circondato da figure zoomorfe e la nicchia con la statua di San Giovanni è intatta.

Chiesa di San Giovanni Battista

La vivacità di via San Biagio alla sera nulla può contro la fiumana di gente si muove tra Piazza Vittorio Veneto, Via Duomo, Via del Corso e Via Ridola.

La Matera Barocca

Alla Matera dal fascino arcaico si contrappongono l’eleganza dei palazzi nobiliari e gli stucchi delle chiese dalle facciate color ocra del Piano.
Sull’asse settecentesco, lungo Via Ridola, Matera è sfacciatamente barocca. Una sorpresa per chi vi giunge per la prima volta credendo che Matera sia solo i Sassi.

Passeggiando lungo Via Ridola probabilmente resterete affascinati dall’insolita Chiesa del Purgatorio con la sua slanciata facciata convessa e le decorazioni a dir poco spettrali. Sì, perchè tutto richiama la morte in questa chiesa. Sulla facciata teschi, penitenti tra le fiamme circondati da scheletri armati con falce e clessidra ricordano lo scorrere del tempo e l’impossibilità di eludere la fine. Lo stesso portale ligneo non sfugge a questo leit motiv con i suoi teschi ed i femori incrociati. I teschi raffiguranti nobili, prelati e persone comuni ci ricordano come la morte ci renda tutti uguali.

Nella stessa via, ospitato nell’ex convento seicentesco di Santa Chiara, si trova il Museo Archeologico Naturale dedicato a Domenico Ridola. Medico ed appassionato archeologo, a lui si deve la raccolta di gran parte dei reperti archeologici della Basilicata e sua è la collezione privata che ha dato via al museo.

Pochi passi e la strada si apre in una piazza. Una lieve scalinata conduce alla Chiesa di San Francesco, l’edificio che più di ogni altro a Matera mi ha ricordato per stile il barocco leccese. La sua posizione leggermente sopraelevata e l’imponente facciata trasformano l’intera piazza in un incantevole palcoscenico a cielo aperto. Non mi stupisce che sia stata collocata proprio in questo scenario il Pianoforte Danzante, un’altra delle opere di Dalì sparse per la città.

Massima espressione di architettura barocca a Matera è l’elegante Palazzo Lanfranchi, primo palazzo edificato sul Piano. La prima cosa che vi salterà all’occhio è la sua asimmetria: il frontone con l’orologio non è centrato e questo perchè l’edificio in realtà ingloba una chiesa del Seicento ed un ex seminario. Oggi Palazzo Lanfranchi è sede del Museo Nazionale di Arte Medievale e Moderna. Davanti al Palazzo è installata la Goccia, la scultura dell’artista giapponese Kengiro Azuma.

Matera

La Goccia non è un elemento estraneo a Matera perchè all’acqua si deve la ricchezza e l’esistenza stessa della città. Il sottosuolo è attraversato da un vero e proprio acquedotto scavato nella roccia con cisterne, palombari e vasche di decantazione.
Tesori racchiusi nel ventre della città e che l’hanno resa unica.
Dalì, Azuma. Matera nella sua veste di galleria d’arte a cielo aperto è dialogo tra presente e passato e dà vitalità ad una città apparentemete ferma nel tempo.

La Danza del Tempo

Con Palazzo Lanfranchi nella Piazzetta Pascoli lasciamo il barocco e ritorniamo nei Sassi. Sì, perchè proprio nella piazzetta si trova un altro famoso belvedere. Un balcone con vista sul Sasso Caveoso e sullo sperone roccioso della chiesa rupestre Madonna de Idris. Immaginate i vostri occhi come una cinepresa ed inquadrate lentamente lo scenario di fronte a voi. Matera vi apparirà irreale eppure è così reale.

Cosa vedere a Matera: i Sassi

Penso che non si possa parlare di Matera e dei Sassi senza menzionare quel paesaggio di grande suggestione e fascino che è la Murgia Materana. Un’area apparentemente aspra e desolata di notevole ricchezza naturalistica ed interesse storico culturale per i suoi insediamenti rupestri.  Nel suo territorio si trova la Gravina di Matera un lungo canyon percorso da un torrente che da millenni scava la valle.

La storia di Matera è indissolubilmente legata alla sua Gravina. È lungo i dirupi di questo profondo solco vallico infatti che sono sorti i Sassi.
Il nucleo più antico della città è la Civita attorno a cui si sono sviluppati i rioni scavati nella roccia calcarenitica. La sua origine è antichissima e corre indietro nel tempo fino al Paleolitico quando le prime comunità vi si insediarono per sfruttare la vicinanza al torrente.

Matera

Lungo la Gravina

 

La Cattedrale di Maria Santissima della Bruna e Sant'Eustachio

La Cattedrale di Maria Santissima della Bruna e Sant’Eustachio

Simbolo della Civita è indubbiamente la Cattedrale di Maria Santissima della Bruna e Sant’Eustachio che svetta sulla parte più alta dominando tutto il paesaggio. Esternamente è in un sobrio stile romanico pugliese mentre internamente stupisce per il suo barocco. Dal belvedere posto di fronte alla facciata anteriore lo scenario del Sasso Barisano che si apre davanti agli occhi lascia senza parole.

Matera

Vista dalla Cattedrale di Maria Santissima della Bruna e Sant’Eustachio

 

Matera

I due grandi rioni che compongono i Sassi sono il Sasso Barisano ed il Sasso Caveoso.

Il Sasso Caveoso

A sud della Civita si estende il Sasso Caveoso che abbraccia la Gravina creando quasi un anfiteatro. A catturare l’attenzione di chiunque vi posi lo sguardo è la grossa rupe calcarea su cui sorge Santa Maria de Idris, una chiesa rupestre in parte scavata nello sperone roccioso del Monterrone ed in parte edificata in muratura.

Matera

Santa Maria de Idris

Il contrasto rende bene l’idea di una popolazione abituata a sfruttare quanto offriva un territorio che non era molto generoso. L’antropizzazione dei Sassi è stata resa possibile non solo dalle cisterne create nella roccia grazie a cui si poteva raccogliere l’acqua piovana ma anche dalla particolare morfologia della Gravina che permetteva di scavare ambienti al suo interno. Ambienti dove luce ed aria entravano dalle uniche aperture possibili: la porta e la finestrella posta su di essa. Ambienti in cui si viveva ammassati e l’uomo conviveva con i suoi preziosi animali.

Sasso Caveoso

Nelle grotte dei Sassi si cela la capitale dei contadini, il cuore nascosto della loro antica civiltà. Chiunque veda i Sassi di Matera non può non restarne colpito tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza

Carlo Levi

Matera

Il Sasso Caveoso è il luogo di Matera in cui ho respirato un senso di remota arcaicità, in cui mi è sembrato il tempo fosse sospeso. È un luogo che fa riflettere e che risveglia l’immaginazione portandoti in quegli anfratti nella roccia. Per un attimo ti sembra quasi di essere in quei buchi, per un attimo vedi quell’umile mondo.

Il Sasso Caveoso

 

Un mondo di cui si può avere un assaggio tangibile visitando le Case Grotta che si trovano tanto nel Sasso Caveoso che in quello Barisano. In queste abitazioni scavate nella roccia sono state ricreate le condizioni di vita dei poveri contadini materani. Gli spazi stretti condivisi anche da dieci persone, il focolaio, gli umili giacigli, la stalla con gli animali, vera e propria ricchezza di un nucleo familiare. Quello che non si può vedere, la miseria, le condizioni igieniche intollerabili, quella vergogna di cui si è tanto parlato, può solo immaginarlo il visitatore. Ecco, le case grotta ci ricordano cos’era una volta quella città che oggi, poeticamente, vediamo come un presepe a grandezza naturale.

Il Sasso Barisano

Nella parte settentrionale della Civita invece si estende il Sasso Barisano che deve il suo nome al fatto di essere orientato verso Bari. Alcune teorie collegano l’origine del nome alla presenza di una nobile famiglia romana di nome Varisius ma è tutto molto incerto.

Il Sasso Barisano è il rione di Matera che più di ogni altro ha visto un’opera di riqualificazione e restauro tanto che vi si incontrano alberghi, negozi e ristoranti. Si distingue dal Caveoso per la presenza di vere e proprie costruzioni edificate come sempre con il caratteristico tufo materano anche se non mancano le abitazioni scavate nella roccia.

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Ci sono momenti in cui alla parola preferisco il silenzio. Con gli anni ho capito che non c’è nulla di male ad essere taciturna. Esserlo mi ha portato ad affinare alcune doti, ad osservare, a ponderare, a prendermi il tempo necessario per elaborare le idee. A Matera immergermi nel silenzio mi è sembrata la cosa più naturale del mondo. Qual è il vostro rapporto col silenzio? #ig_italy #panoramicview #viaggiareinitalia #super_italy #travelphotography #viaggi #estateitaliana #cartoline #postcard #viaggi #travel #travelgram #travelphotography #travelblogger #basilicata #visititaly #loveitaly #matera #travelbloggerlife #travelblogger #volgobasilicata #visititalia #italia #visitaitalia #ripartodallitalia #weareitaliantravellers #viaggiaddicted #materalab #basilicatainunoscatto #yallersbasilicata

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La dorsale lungo cui si sviluppa è Via Fiorentini con i suoi edifici del seicento su due livelli con un cortile aperto sul davanti. Era lungo questa strada e Via Bruno Buozzi che, fino ai primi del Novecento, scorrevano i grabiglioni, dei corsi d’acqua dal fluire torrentizio che raccoglievano le acque piovane e quelle di scarico del rione.  Intorno al 1934 l’alveo fu interrato lasciando il posto alle strade che oggi consentono di raggiungere il Sasso Caveoso.

Matera
Si sviluppa così il Barisano, tra gradinate che salgono verso l’alto e case dalla struttura a corte. Era in questo contesto di vita associativa con un cortile condiviso con le altre abitazioni che si costruivano legami di solidarietà.

Matera

Scendendo nei Sassi il primo istinto è quello di seguire i cartelli dell’itinerario turistico o di cercare di orientarsi con la propria mappa. Pensi che quei cartelli ti renderanno la vita facile ma non hai fatto i conti con il potere attrattivo di quelle scalinate che salgono e scendono, di quel vicoletto che improvvisamente si apre sulla sinistra, di quel cortile verde e fiorito sotto di te. E quello scorcio incantevole lì in alto a due passi da te? Be, con grande probabilità finirai per non raggiungerlo perchè quello che sembra un rettilineo in realtà è un intricato labirinto.
Lasciate ogni razionalità voi che entrate nei Sassi.

Matera

Alcuni degli scorci incantevoli in cui ci si imbatte perdendosi tra i Sassi

Sasso Barisano

Cosa fare a Matera: rilassarsi in un centro benessere

Come vi dicevo all’inizio Matera è la meta ideale per chiunque sia alla ricerca di una vacanza che coniughi cultura, enogastronomia e relax.  È proprio questa peculiarità a rendere la Città dei Sassi una città godibile tutto l’anno.
Sono diversi gli hotel che dispongono di spa e centri benessere. Alcuni di essi in ambientazioni davvero suggestive come cisterne e grotte scavate nella pietra. Se siete in fuga dallo stress cittadino o semplicemente volete ritagliarvi 2 ore di relax dopo una passeggiata su e giù per i Sassi potrete rigenerarvi tra massaggi, piscine riscaldate, docce emozionali, saune ed hammam.

Centro Benessere a Matera

Non mi era mai capitato di sfruttare i centri benessere degli hotel in cui avevo soggiornato, ma a Matera la necessità di sfuggire al caldo della tarda mattinata mi ha fatto capitolare. Ho trascorso 2 ore tra nuotate, docce emozionali e sauna ritrovando l’energia necessaria per riprendere le salite e le discese lungo le gradinate dei Sassi. È piacevole concedersi un break dopo lunghe camminate.

Cosa fare a Matera: darci dentro con la cucina materana!

Se dovessi descrivere la cucina materana (ehi, ma lo sto già facendo!) partirei subito da due suoi ingredienti: il pane IGP di Matera, che nella forma quasi ricorda il paesaggio montuoso della Murgia ed il peperone crusco. Due ingredienti semplici che rispecchiano una tradizione culinaria antica e contadina.

Il Pane di Matera ha una storia antichissima che risale al Regno di Napoli quando la produzione di cereali era la principale attività del territorio. Lievito madre e semola di grano duro di antiche varietà locali, mollica soffice di color giallo paglierino e una crosta esterna spessa, croccante e bruna, sono queste le caratteristiche che rendono questo pane unico ed ancora insostituibile. Sì, insostituibile perché alcuni dei piatti più importanti della tradizione materana non sarebbero gli stessi senza questo pane.

Se c’è un prodotto che identifica la Basilicata quello è indubbiamente il peperone di Senise IGP conosciuto con il nome di peperone crusco per la consistenza croccante che assume una volta fritto. Nonostante il suo colore rosso questo piccolo peperone non è affatto piccante. Tutt’altro!
Sebbene si possa consumare fresco, il modo migliore di gustarlo è fritto accompagnato ai formaggi locali ma anche ai primi piatti ed al baccalà.

Spaghettoni, baccalà e peperone crusco

I piatti tipici

Un sottile filo lega la cucina materana a quella pugliese. Non potrebbe essere diversamente visto che a separare Matera dalla Puglia ci sono appena 12 km. Non sorprendetevi pertanto di ritrovare sapori familiari. La Murgia ed i suoi prodotti agroalimentari ci uniscono a tavola.

La Cialledda

La Cialledda, Ciallèd in materano, è senza ombra di dubbio il piatto più povero della tradizione lucana ma anche quello che non manca mai in qualsiasi ristorante vi sediate. Era chiamata la colazione del mietitore perchè era il pasto che i braccianti consumavano nei campi in estate. Un piatto leggero e fresco fatto con pane raffermo inumidito nell’acqua, pomodori, origano e cipolla nella sua versione più semplice ma che può essere arricchito con altri ingredienti.

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Oggi, in tutta la Basilicata, il caldo si fa sentire ma abbiamo la soluzione per un pranzo fresco e leggero: la cialledda! Grazie a @vulpes08 per averci suggerito l'idea 😉 … Ecco la Cialledd fredda, un piatto tipico della tradizione contadina lucana, veniva chiamata anche “la colazione del mietitore” in quanto era il pasto tipico estivo dei mietitori che lavoravano nei campi di grano sotto il sole cocente. È una ricetta povera, fresca, leggera e veloce da preparare. Si usa del pane casereccio raffermo a tocchetti, bagnato nell’acqua e strizzato,pomodori rossi e succosi, cipolla, origano, sale, basilico e tanto buon olio extravergine di oliva ma volendo si possono aggiungere cetrioli, olive, patate, carciofini e ciò che la vostra fantasia vi suggerisce. Ottimo modo per il riciclo del pane….sempre della serie: non si butta via niente! #basilicata #basilicataatavola #foodbasilicata #repost #cialledda #cialledd #cialleddamaterana #cialleddafredda #cialledda #panzanella #piattiitaliani #piattitipiciregionali #piattifreschi #piattifreddi #piattifreddiestivi #pomodori #origano #olioextravergine #olioevo #basilico #cucinaveloce #piattounico #piattodelgiorno

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La crapiata

Amore per la propria terra e ritualità contadina sono gli elementi che caratterizzano la crapiata, una zuppa di legumi locali, patate e cereali che si potrebbe definire il piatto materano per eccellenza. Pensate che la Sagra della Crapiata che si tiene il primo agosto nel quartiere La Martella è diventato un appuntamento fisso dell’estate. Questo piatto a base di cicerchie, ceci, fave, fagioli e lenticchie, vera ricchezza delle famiglie contadine, celebrava la fine del raccolto e l’abbondanza dell’annata. Le donne del vicinato contribuivano tutte con gli ingredienti che avevano a disposizione e preparavano la zuppa che veniva cucinata in un grosso paiolo all’aperto. Tra canti, bevute e balli si concludeva così la dura stagione nei campi.

 

Strascinate, cime di rape e peperone crusco

Come ho scritto all’inizio, chiunque abbia familiarità con la cucina pugliese si renderà conto della somiglianza di alcuni piatti lucani con quelli pugliesi.  È il caso per esempio delle orecchiette o delle strascinate con le cime di rape che in Basilicata si arricchiscono di un ingrediente in più: il peperone crusco.

 

Dalla gallery del ristorante La Nicchia nel Sasso dove ho gustato la versione lucana delle orecchiette con le cime di rapa

Fave e cicoria

Di origine antichissima (ed ancora in comune con la mia Puglia) Fave e Cicoria. Una pietanza che nonostante la sua semplicità era considerata un pasto da re. Viene servito direttamente nel pane di Matera o in terrine di terracotta accompagnato da fette di pane. Può un piatto così semplice colpire dritto al cuore? Decisamente sì. Le vostre papille gustative ne saranno estasiate.

Matera, fave e cicoria

 

Indirizzi da non perdere a Matera

A tavola Matera non mi ha delusa. Ho amato i suoi sapori e, come sempre, alcuni di essi sono finiti in valigia. La bellezza senza tempo di Matera mi ha colpito dritto al cuore. Alcuni luoghi hanno fatto vibrare più di altri le corde dell’anima e così è stato anche per i posti dove ho mangiato. Alcuni di essi hanno lasciato il segno e sono diventati parte del ricordo di viaggio. E meritano di essere raccontati perché il cibo è un atto d’amore e quando lo racconti utilizzando le eccellenze agroalimentari contribuisci alla crescita del territorio.

Madame Bracco 

In questo bar ci ha portato il famoso caldo infernale nel Sasso Barisano di cui vi avevo parlato all’inizio. L’idea era di prenderci una birra ghiacciata accompagnandola a qualcosa di semplice.
Siamo in Lucania, il tagliere di salumi e formaggi è un must ed è quello che ordiniamo. Inganniamo subito l’attesa provando una Albus Blanche del birrificio Birfoot di Matera. Una birra fresca ed agrumata che scende piacevolmente.

Albus Blanche

Accogliamo l’arrivo del tagliere con un sincero wow. La vista è subito appagata ma le nostre papille gustative lo saranno ancora di più. Posso dire con assoluta certezza di aver mangiato ad esempio la ricotta più deliziosa della mia vita. Leggera, quasi impalpabile. Ed anche la cialledda più buona tra quelle assaggiate a Matera. Tra impiccato al vino rosso, caprini e pecorini della Murgia e salumi di suino nero lucano abbiamo fatto un meraviglioso percorso tra i prodotti artigiani locali.

Madame Bracco


La Nicchia nel Sasso Osteria Contemporanea

E dire che stavamo rischiando di perderci questa esperienza culinaria. Sì, perché la prima sera questo ristorante con pochi tavolini all’aperto ed un’atmosfera raccolta che ci aveva incuriosite ahimè era pieno. Non avevamo curiosato tra le recensioni ma c’era qualcosa che ci attirava e così ci abbiamo riprovato la sera seguente. Vi do quindi il primo consiglio: prenotate in anticipo.
Se le temperature lo permettono e ci sono tavoli fuori la meravigliosa vista sul Sasso Barisano accompagnerà il vostro percorso culinario alla Nicchia nel Sasso.


Sfogliando il menù digitale (apprezzabile ai tempi del Covid!) sono gli ingredienti a raccontare una passione per la buona cucina: pecorino di Moliterno IGP, carne di podolica, Pallone di Gravina.
Ad accompagnare la materia prima eccellente la bravura dello chef che ha messo nei piatti della tradizione il suo estro e l’accoglienza del personale che ha reso la serata non solo speciale per il palato ma anche per l’ospitalità. È stato come trascorrere una serata a casa di amici.

Mettetevi nelle mani dello chef per l’antipasto della casa. Saranno i prodotti disponibili al mercato ad indirizzare le sue pietanze. Stupenda la tartare di podolica e la crapiata. Estasi per il mio palato gli gnocchetti alla rapa rossa con ceci neri, cozze e scaglie di pecorino di Moliterno.

Arrivederci Matera!

Il Sasso Barisano

Lascio ancora una volta Matera stregata dalla sua bellezza commovente. Aspra come la roccia della Murgia e poetica nei suoi silenzi e nell’essere sospesa nel tempo.
Ne sono passati di decenni da quando Levi ne denunciava il degrado. Da città invisibile è diventata uno dei luoghi più famosi al mondo.
Matera è resilienza