Fare un’esperienza all’estero? Sì! Ecco come fare.

Se c’è una cosa che posso affermare senza ombra di dubbio è che fare un’esperienza all’estero in gioventù è stata la scelta migliore che potessi fare nella mia vita. Sono passati ventisette anni (ebbene sì, non sono più una giovincella) eppure non mi sono pentita affatto di quella decisione.
Non importa che tutto ciò abbia comportato il mio ingresso in ritardo nel mondo universitario. Per non parlare poi di buona parte dei miei studi all’estero non riconosciuti (sì, questa è stata un po’ più dura da mandare giù).

È stata un’esperienza di formazione che mi ha fatto mettere in gioco anima e corpo e che ha reso possibile qualcosa che non avevo messo in conto: la mia trasformazione.
Sfatiamo il mito che per fare un’esperienza all’estero si debbano avere possibilità economiche. Io non ne avevo affatto eppure sono riuscita a farne sia in Germania che nel Regno Unito, da dove tra l’altro sono riuscita a tornare a casa anche con qualche soldino in tasca.

Au Pair

Trascorrere un periodo di tempo all’estero come au pair è tra le esperienze possibili quella più diffusa e radicata nel tempo e nonostante i decenni sulle spalle è ancora una soluzione che continua a far girare per il mondo migliaia di ragazzi tra i 18 ed i 30 anni. Ragazzi e ragazze, perchè quello alla pari non è un mondo che guarda solo al genere femminile.

Il bro pair, la versione maschile, infatti non è poi così insolito come potreste immaginare. Pensate che già 27 anni fa quando ero a Berlino come ragazza alla pari, uno dei miei compagni di scuola era lì per lo stesso motivo.  Una categoria quella dei bro pairs richiesta soprattutto laddove ci sono figli maschi e si cerca la figura di fratello maggiore. Ovviamente ai ragazzi si richiede una certa familiarità con la cura dei bambini.

au pair
Foto di Анастасия Гепп da Pixabay

Ma di cosa si tratta? Un’esperienza all’estero alla pari consiste nel trascorrere un periodo di tempo di almeno 6 mesi presso una famiglia per occuparsi dei bambini. In cambio di vitto, alloggio e di un compenso settimanale bisogna sbrigare alcune faccende domestiche ed occuparsi dei bambini seguendoli nelle attività ludiche o in quelle sportive e portandoli a scuola o al parco.

L’au pair ha un intero giorno libero alla settimana ed alcuni pomeriggi e sere libere. Solitamente la famiglia ospitante si occupa di coprire il costo dell’abbonamento dei mezzi pubblici ed in alcune nazioni partecipa anche a parte della retta scolastica. Nel mio caso per esempio in Germania la mia famiglia mi pagava anche i corsi di tedesco in una scuola di lingue.

Un’esperienza quella alla pari, a mio avviso, altamente formativa. È necessario però che i ragazzi siano consapevoli che non si tratta di una vacanza perchè vivere in famiglia implica dei doveri e degli impegni. In cambio però si ha l’immensa fortuna di apprendere o migliorare una lingua straniera e di vivere in un contesto culturale diverso dal nostro.

Il modo migliore per cercare una sistemazione alla pari è tramite agenzie in quanto potremo sempre contare sull’assistenza per qualsiasi problema, persino per trovare una diversa sistemazione nel caso non si instauri un feeling tra la famiglia ospitante e l’au pair.

Una delle più famose è AuPairWorld ma potreste provare a contattare anche l’ufficio Eures a voi più vicino.
Quando fare un’esperienza all’estero alla pari? Il mio consiglio è subito dopo la maturità.

Lavorare in un Summer Camp

Volete migliorare il vostro inglese lavorando nei mesi estivi in cambio non solo di uno stipendio ma di vitto e alloggio? Una soluzione che potrebbe fare al caso vostro è quella di lavorare in un Summer Camp nel Regno Unito immersi in un ambiente internazionale.

Ogni estate oltre la Manica confluiscono migliaia e migliaia di adolescenti provenienti da tutto il mondo per frequentare i college ed imparare l’inglese e la richiesta di personale per il periodo giugno – agosto è davvero elevata. Non sono richiesti solo insegnanti madrelingua, welfare officer e manager, ma anche activity leader.

Summer Camp
Foto di rosa mielsch da Pixabay

In cosa consiste quest’ultima figura? L’activity leader si occupa di gestire le attività degli studenti al di fuori degli orari di lezione, incluse le visite guidate e le gite in giornata. Si lavora 6 giorni alla settimana solitamente su tre turni. Lo stipendio settimanale varia a seconda delle organizzazioni ma in media è intorno alle 250 sterline più vitto e alloggio.

Non è richiesta una conoscenza perfetta della lingua ma un livello B2 è quanto meno necessario. Considerate che oltre cv e lettera motivazionale vi sarà richiesto di fare un colloquio via Skype. Costituiscono titolo di merito il brevetto da bagnino, abilità sportive o musicali.

Potrebbe esservi richiesto il Disclosure and Barring System (DBS) o il Criminal Record Certificate, ovvero il certificato penale, necessario per svolgere lavori che hanno a che fare con bambini e minorenni.

La mia prima esigenza appena terminati gli studi universitari era di migliorare l’inglese in modo da avere qualche chance in più nel mondo del lavoro ma non potevo permettermi un corso di lingue all’estero. Il mio tempo, e non solo quello, era limitato: tre mesi prima di cominciare a cercare seriamente un’occupazione e zero risparmi da investire per vitto e alloggio.

In aiuto mi è venuto Tefl.com, uno dei siti di lavoro più importanti per gli insegnanti di inglese come lingua straniera. Ho inviato CV e lettera motivazionale e ho cominciato a fare i primi colloqui. Dopo c’è stato solo l’imbarazzo della scelta.

Sono riuscita a trovare un lavoro in un contesto educativo godendo di vitto e alloggio oltre che di uno stipendio ed al mio ritorno le mie capacità di esprimermi in inglese avevano fatto un salto in avanti gigantesco. Un’esperienza all’estero grazie a cui ho posto le basi del mio futuro lavorativo.

Intercultura

Intercultura è un nome ormai storico in Italia per quanto riguarda la mobilità degli studenti delle superiori all’estero. Questa associazione di volontari non promuove semplicemente scambi culturali bensì un’educazione interculturale al fine di favorire il dialogo e ed il confronto tra popoli di culture diverse.

Un obiettivo rivoluzionario da sempre inciso nel DNA dell’associazione. Intercultura infatti nasce da un’organizzazione umanitaria americana i cui volontari, attivi durante le due guerre mondiali, avevano dato vita a scambi culturali per studenti delle superiori per costruire un ponte tra i popoli.
Incontro e dialogo per promuovere la pace.

Intercultura
Foto presa dal web

Ma a chi si rivolge Intercultura? Agli studenti delle superiori tra i 15 ed i 17 anni che hanno voglia di confrontarsi con stili di vita e culture diverse dalla propria. Che la destinazione siano gli USA, l’Europa o l’Asia o qualsiasi altro Paese possiate immaginare, è un’esperienza di crescita per i vostri ragazzi di cui non si dimenticheranno mai. Molti dei volontari dei 157 gruppi sparsi su tutto il territorio infatti sono ex borsisti.

Come si accede ai programmi intercultura? Si può partecipare versando una quota associativa il cui importo varia a seconda della destinazione e del periodo di tempo in cui si resterà all’estero oppure presentando domanda per concorrere all’assegnazione di borse di studio offerte dall’associazione che possono essere totali o parziali. Diverse sono anche le borse di studio sponsorizzate erogate da enti privati.
Intercultura mette a disposizione 2200 posti sparsi in tutto il mondo e ben 1500 borse di studio.

Qualunque sia la modalità di partecipazione ricordate che tutti i ragazzi devono seguire prima un percorso di selezione che verifichi che i ragazzi siano pronti per questa sfida. Vivere lontano con una famiglia sconosciuta e studiare in una nuova scuola è impegnativo e richiede capacità di sapersi mettere in discussione e di affrontare il percorso con entuasiasmo.

Una volta superata la selezione lo studente partecipa a percorsi formativi il cui fine è quello di fornire ai ragazzi una serie di strumenti per vivere questa esperienza con serenità e superare tutte le sfide con successo.
L’anno scolastico trascorso all’estero è riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e considerato parte integrante del percorso di istruzione pertanto i ragazzi non perdono l’anno.

Il mondo di Intercultura l’ho vissuto attraverso gli occhi di una studentessa argentina che ha trascorso un anno scolastico presso una famiglia di amici. Ero appena tornata dalla mia prima esperienza all’estero ed ero assetata di conoscenza. La seguivo nelle lezioni di italiano. Che gioia vedere un’adolescente con così tanto entusiasmo per un mondo diverso dal suo.

Si parte adolescenti e ragazzi e si ritorna uomini e donne pronti a fronteggiare le sfide di una società sempre più globale grazie alla maggiore indipendenza acquisita e ad uno spirito critico personale.
Fare un’esperienza all’estero? Assolutissimamente sì!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

12 risposte a “Fare un’esperienza all’estero? Sì! Ecco come fare.”

  1. Ammiro tantissimo la temerarietà e le scelte di questa giovane Simona! A parte acquisire un mega bagaglio di esperienze linguistiche c’è il lato umano, quello che ti mette in contatto con altre persone e last but not least il discorso di dare una smossa alla crescita personale. Il fatto di trovarsi soli in un paese completamente diverso da quello di origine ti costringe ad affinare (perché in fondo di base già c’è) lo spirito di indipendenza e la capacità al problem solving…ecco adesso parlo come un curriculum 😛 Io non ho mai colto queste occasioni (queste e tante altre scelte sbagliate nella mia vita) ma se potessi tornare indietro col cavolo che ci rinuncerei! Ti ripeto, ti ammiro e stimo tantissimo e dopo aver letto delle tue esperienze e dei tuoi viaggi da sola perdonami se mi permetto -non odiarmi- ma una persona come te non dovrebbe stare quaggiù al sud ma come minimo ti immagino come CEO in qualche grande multinazionale all’estero! 😉 E niente, l’attaccamento alla tua terra e la scelta di restarci aggiunge ulteriori punti alla bella persona che sei Simona! 🙂

    1. Grazie mille Daniela, le tue parole sono bellissime! Diciamo che, nonostante la temerarietà giovanile, alla fine il legame con famiglia e territorio ha prevalso. Da questo punto di vista non sono stata sufficientemente coraggiosa. Più per non spezzare i legami familiari. A quei tempi però mi è sembrato di aver fatto qualcosa di rivoluzionario. Le generazioni di oggi sono fortunate. Il mondo non ha davvero confini e le distanze, tutto sommato, possono essere annullate con i vari mezzi di comunicazione.
      Ma soprattutto è anche la mentalità ad essere cambiata. I genitori sono decisamente meno protettivi.
      Tranquilla Daniela, un po’ tutti noi facciamo scelte sbagliate o non cogliamo delle opportunità, ma chi lo dice che non ne incontreremo di più belle sulla nostra strada?
      Un super abbraccio carissima e bellissima Daniela :*

  2. Per una come te che si descrive sempre come timidissima e non troppo propensa a socializzare, andare a vivere all’estero così giovane e lontano da casa sarà stata una bella e grande sfida. E metterti alla prova ti ha sicuramente aiutato a crescere e a maturare: per me il “grande salto” è stato quello di decidere di continuare gli studi e laurearmi a Milano, da sempre la città più internazionale d’Italia.
    Ma l’esperienza all’estero mi è sempre mancata anche se l’ho cercata: per lo stage all’interno di un master scelsi Parigi e mi assegnarono Perugia. Non fu un errore di interpretazione ma una scelta relativa agli studi. A Parigi cercavano solo laureati in materie scientifiche. 😉

    1. Effettivamente per me che sono timida trovarmi in un contesto del tutto nuovo con dei perfetti sconosciuti è stato uno shock non da poco ed i primi mesi ho pianto come non mai. Probabilmente se avessi provato a fare questa esperienza con Intercultura non avrei superato nemmeno la prima selezione!!
      Ma a volte servono prove forti per superare i propri limiti.
      Davvero un peccato per Parigi ma Milano è anche lei una gran bella sfida! Ora è tutto più facile ma quando abbiamo fatto queste esperienze lasciare il sud e le mura domestiche non era da tutti!

  3. Grande Simo, un articolo che è un vero inno all’indipendenza e al coraggio di osare! Sei stata davvero tenace e intraprendente, un vero esempio da seguire. E tutti questi consigli torneranno utili a chi si sta guardando intorno per fare un’esperienza all’estero, ne sono sicuro. Una domanda (un po’ interessata): per quanto riguarda i grigi quarantenni hai qualche consiglio per un’esperienza all’estero? 😊
    Per esempio, mi stavo chiedendo se ci fossero delle possibilità di lavorare per un periodo di tempo determinato in cambio di vitto e alloggio!

    1. Grazie mille Ale! Spero che i consigli tornino utili soprattutto a chi vorrebbe fare un’esperienza del genere ma crede di non poterla affrontare per motivi economici! Purtroppo Ale per giovani quarantenni non so darti molti consigli anche se io ci proverei con la formula activity leader in un summer campp. L’età non credo sia necessariamente un limite. Hai mai pensato però di fare l’accompagnatore per 2 settimane in estate? (tipo accompagnatore EF)

  4. per me è un’esperienza che devono provare tutti, io sono stata in germania a lavorare e mi ha arricchito come null’altro.

    1. Sono assolutamente d’accordo con te. Si tratta di un’esperienza che ti arricchisce enormemente.

      1. Esatto, l’esperienza all’estero si rivela sempre molto molto utile

        1. Un’esperienza formativa come poche!

    2. Si, è proprio vero, anche io sono stato in Germania per qualche tempo ed è qualcosa che ti da veramente tanto

      1. Tutti dovrebbero fare un’esperienza del genere in giovane età. Oggi tra l’altro è decisamente più facile accorciare le distanze

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